Competenze ICT dei docenti

Come formatore che si occupa dell'integrazione delle ICT in ambito scolastico, analizzo regolarmente le competenze ICT tecniche dei futuri insegnanti, da 10 anni a questa parte. La mia ipotesi è che maggiore è la competenza tecnica del docente, più alta sarà la possibilità che questo, una volta nella scuola, integri le ICT nel suo insegnamento di classe.
L'ipotesi è da verificare anche perché la letteratura di ricerca afferma (dati fino al 2003) che non esistono legami particolarmente significativi. I giovani insegnanti, pur usando in modo significativo le ICT fuori dal contesto scolastico, le integrano poco in quello di classe. Riprenderò in seguito questo discorso.
In questo post mi preme osservare che sull'arco di questa decina d'anni le mie osservazioni hanno permesso di appurare che le competenze ICT dei nuovi insegnanti sono cresciute in modo esponenziale. Attualmente, chi affronta il percorso professionalizzante di docente, indipendentemente dal settore scolastico, ha competenze ICT notevoli.
In sintesi, ecco i dati di inizio anno accademico 2008/2009.
Tutti i futuri docenti che iniziano la formazione (SE/SM/SMS) possiedono un computer casalingo (100%); la maggior parte sa operare in modo più che sufficiente con almeno un sistema operativo e con gli applicativi ricorrenti (97%); l’allacciamento all'internet tramite banda larga è uno standard (90%). Quasi la metà fa ricorso regolarmente servizi del web2.0 (40%).
In altre parole, per quanto attiene all'integrazione delle ICT, le scuole di livello terziario, quale l'ASP, non devono oramai più offrire contenuti di tipo tecnico, bensì pedagogico e/o didattico, sia di didattica generale, sia disciplinare, per entrambi i settori della formazione di base/pedagogica e continua. Integrare cioè le ICT nella formazione terziaria.


graficoda inchiesta ASP 2008/2009 settore FP-SM
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Leggo i tuoi dati e tu non lo sai...


Nelle scuole e nel privato il portatile - o altro apparecchio che lo sostituisce (Blackberry, Iphone, ipod)- si usa sempre più. La diffusione degli hotspot wifi è in crescita esponenziale. Alcuni ritrovi pubblici, alcune città (tra cui Lugano) e le scuole universitarie (tra cui l'ASP) offrono questo tipo di collegamento all'internet. Esiste addirittura un progetto di interconnessione tra hotspot universitari e privati per fare in modo che l'accesso alla rete sia continuo anche fuori dal campus. L'essere sempre connessi appare come una necessità e lo studente, nativo digitale, apprezza.
Ma questo essere in rete con la connessione wifi non è privo di pericoli. Per esempio, nella nostra rete wifi istituzionale potrei catturare i dati sensibili che circolano su questa rete interna, protetta. Figurarsi sulle molte reti wifi aperte. È sufficiente circolare per le strade cittadine usando un apparecchio che permette la connessione al wifi per detectare le reti aperte a cui accedere. Non solo per sfruttarle per navigare, ma anche per catturare dati sensibili. Dati che l'utente utilizza per accedere alla sua posta elettronica, ai siti web necessitanti di un identificativo e altro ancora. Insomma, tutto quanto non è protetto da un protocollo che cripta quanto dall'utente va al server con cui si dialoga. Se manca il protocollo criptato, tipo "https" (lucchettato, di regola), quanto viene digitato può essere letto. Per esempio da software gratuiti tipo Wireshark.
In altre parole, ci si trova in situazioni più pericolose di quelle in cui si naviga in internet con un pc windows senza antivirus. In questo ambito il pericolo non è il proprio pc, bensì la propria privacy. Ma, voi non procedete in questo senso, nevvero?

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