scuola
Per un politica ticinese in ambito d'integrazione delle ICT
23/11/08 09:50 Registato in: Istituzionale | Formazione
Con la risoluzione 05.205 dell’8.7.2005 la Divisione della scuola dava mandato a una commissione - composta da operatori della scuola dell’obbligo e da esperti esterni - di definire, in un quadro di riferimento coerente, le linee pedagogiche per l’integrazione delle ICT nelle scuole comunali (settore prescolastico e primario).
A tre anni dalla risoluzione, il gruppo ha consegnato settimana scorsa il suo rapporto all’autorità cantonale. Da questo rapporto si evince, in estrema sintesi, quanto segue:
- i computer sono attualmente poco utilizzati in classe, con gli allievi (vedi post su questa inchiesta);
- l’impiego auspicato dovrebbe rispondere a precise esigenze didattiche e/o formative;
- si consiglia di evitare l’uso di programmi didattici creati per la scuola quando rigidi e poco innovativi;
- si sconsiglia l’uso del computer impiegato per apprenderne il funzionamento;
- si apra uno spazio di riflessione sulla società in rete, sui nuovi servizi, le nuove identità e sensibilità, per evitare che l’esperienza della vita scolastica rimanga staccata da quella quotidiana degli allievi;
- si sia coscienti che usare le ICT in classe deve condurre anche all’attivazione di strategie educative con lo scopo di sensibilizzare e di responsabilizzare;
- visto che le ICT attivano strutture cognitive particolari, il docente deve esserne cosciente, così da sfruttarle in modo pedagogicamente pertinente.
“In sintesi, il ricorso a nuove ICT, per modalità e contenuti, deve essere funzionale all’attuazione di un sistema didattico complesso. Il mezzo, le attività e i programmi vanno quindi scelti consapevolmente come strumenti in funzione degli scopi delle diverse didattiche.”
Il rapporto, corredato da diversi spunti operativi (schede/itinerari), mette l’accento sulle potenzialità di queste tecnologie per il promuovimento del disabile e fornisce spunti e preoccupazioni all’intenzione dell’autorità politica. In particolare, gli estensori invitano il Dipartimento a definire una politica che delinei l’uso delle ICT nella scuola dell’obbligo, tenendo conto di quanto già si attiva a livello federale e vincolando a questa politica chi si occupa di formazione nella scuola dell’obbligo.
Estrapolato dal “Rapporto all’intenzione della Divisione della Scuola” del GRIF, novembre 2008
A tre anni dalla risoluzione, il gruppo ha consegnato settimana scorsa il suo rapporto all’autorità cantonale. Da questo rapporto si evince, in estrema sintesi, quanto segue:
- i computer sono attualmente poco utilizzati in classe, con gli allievi (vedi post su questa inchiesta);
- l’impiego auspicato dovrebbe rispondere a precise esigenze didattiche e/o formative;
- si consiglia di evitare l’uso di programmi didattici creati per la scuola quando rigidi e poco innovativi;
- si sconsiglia l’uso del computer impiegato per apprenderne il funzionamento;
- si apra uno spazio di riflessione sulla società in rete, sui nuovi servizi, le nuove identità e sensibilità, per evitare che l’esperienza della vita scolastica rimanga staccata da quella quotidiana degli allievi;
- si sia coscienti che usare le ICT in classe deve condurre anche all’attivazione di strategie educative con lo scopo di sensibilizzare e di responsabilizzare;
- visto che le ICT attivano strutture cognitive particolari, il docente deve esserne cosciente, così da sfruttarle in modo pedagogicamente pertinente.
“In sintesi, il ricorso a nuove ICT, per modalità e contenuti, deve essere funzionale all’attuazione di un sistema didattico complesso. Il mezzo, le attività e i programmi vanno quindi scelti consapevolmente come strumenti in funzione degli scopi delle diverse didattiche.”
Il rapporto, corredato da diversi spunti operativi (schede/itinerari), mette l’accento sulle potenzialità di queste tecnologie per il promuovimento del disabile e fornisce spunti e preoccupazioni all’intenzione dell’autorità politica. In particolare, gli estensori invitano il Dipartimento a definire una politica che delinei l’uso delle ICT nella scuola dell’obbligo, tenendo conto di quanto già si attiva a livello federale e vincolando a questa politica chi si occupa di formazione nella scuola dell’obbligo.
Estrapolato dal “Rapporto all’intenzione della Divisione della Scuola” del GRIF, novembre 2008
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L'apprendimento e l'insegnamento con le ICT: aiuto od ostacolo?
I nuovi mezzi di comunicazione digitale (ciò che in questi post va sotto il cappello ICT) nel corso degli ultimi dieci anni sono diventati evidenti anche per la scuola a vari livelli. Oltre alla scrittura, lettura e aritmetica, nel 21esimo l’uso delle ICT sarà una quarta competenza da insegnare e assimilare. Le ICT stanno aprendo nuovi orizzonti alla scuola e all'educazione.
La discussione sull’intersezione tra istruzione e ICT si sta’ sviluppando sempre più. Inizialmente si era iniziato seguendo idee euforiche, ora ritenute utopistiche. Oggigiorno, si evidenzia un disincanto nei confronti di queste idee, anche perché risulta più facile preventivare costi e benefici dei nuovi media così come le conseguenze e gli effetti positivi e negativi. Quindi, si è maggiormente in chiaro sui vantaggi e gli svantaggi dei nuovi media come aiuto o ostacolo per l'apprendimento e l'insegnamento.
Dove si trova il valore reale dei nuovi media nei settori dell'istruzione e della scuola? Quando si opera con questi nuovi mezzi di comunicazione in materia di istruzione scolastica e universitaria, risulta produttivo e quando no? Quali mezzi di comunicazione saranno accolti dagli utenti e quali altri gli utenti richiederanno? I nuovi mezzi promuovono una nuova cultura dell’apprendimento? Essi saranno in grado di far emergere altre forme di conoscenza? Qual è l'impatto dei videogiochi sulla socializzazione, sull’apprendimento, sul comportamento sociale e le azioni dei bambini e degli adolescenti? Esiste la necessità di un codice etico, comprensivo dell'influenza e dei limiti dei nuovi media considerati?
A queste e ad altre domande si cercherà di rispondere durante una due giorni (21 e 22 gennaio 2009) all’ASP di Berna.
Tradotto dal tedesco. Per chi volesse saperne di più…

Dove si trova il valore reale dei nuovi media nei settori dell'istruzione e della scuola? Quando si opera con questi nuovi mezzi di comunicazione in materia di istruzione scolastica e universitaria, risulta produttivo e quando no? Quali mezzi di comunicazione saranno accolti dagli utenti e quali altri gli utenti richiederanno? I nuovi mezzi promuovono una nuova cultura dell’apprendimento? Essi saranno in grado di far emergere altre forme di conoscenza? Qual è l'impatto dei videogiochi sulla socializzazione, sull’apprendimento, sul comportamento sociale e le azioni dei bambini e degli adolescenti? Esiste la necessità di un codice etico, comprensivo dell'influenza e dei limiti dei nuovi media considerati?
A queste e ad altre domande si cercherà di rispondere durante una due giorni (21 e 22 gennaio 2009) all’ASP di Berna.
Tradotto dal tedesco. Per chi volesse saperne di più…
"Digital divide" tra i docenti?
08/10/08 11:07 Registato in: Individuale | Formazione
A fine 2007 è stata effettuata un'inchiesta presso tutti i docenti delle Scuole elementari del Ticino. Da questa inchiesta - stilata dall'USR, non ancora pubblicata e alla quale ha risposto oltre la metà dei docenti (52%) - emergono dati coerenti con quelli citati nel mio precedente post sul tema: la maggior parte dei docenti sa usare e impiega le ICT per il proprio lavoro di preparazione.
Emergono anche altri elementi significativi e importanti.
Uno di questi è che solo il 25% dell'insieme dei docenti pensa di usare le ICT in classe e solo l'8% le impiega regolarmente con gli allievi, nella propria classe. Una mancata integrazione delle ICT in questo settore. Vedremo di approfondire il tema successivamente.
Un altro elemento importante che emerge è che quasi la metà dei docenti in carica non ha risposto all'inchiesta malgrado le sollecitazioni arrivate da più parti che indicavano la stessa come importante. Presumibilmente, si può dedurre che il 48% dei docenti non è interessato alle ICT né come strumento per il proprio lavoro di preparazione, né lo impiega regolarmente. È un'interpretazione, che però mi permette di affermare che anche alle nostre latitudini sta' effettivamente emergendo come il "Digital divide" si è spostato dalle nuove generazioni - ormai formate da nativi digitali - a quelle dei docenti in carica che non hanno avuto una formazione a queste tecnologie. Questo è un problema che si potrà facilmente risolvere (formazione, informazione, emulazione, accesso alla dotazione) se lo si identifica. Un ulteriore freno all'integrazione delle ICT.
Emergono anche altri elementi significativi e importanti.
Uno di questi è che solo il 25% dell'insieme dei docenti pensa di usare le ICT in classe e solo l'8% le impiega regolarmente con gli allievi, nella propria classe. Una mancata integrazione delle ICT in questo settore. Vedremo di approfondire il tema successivamente.
Un altro elemento importante che emerge è che quasi la metà dei docenti in carica non ha risposto all'inchiesta malgrado le sollecitazioni arrivate da più parti che indicavano la stessa come importante. Presumibilmente, si può dedurre che il 48% dei docenti non è interessato alle ICT né come strumento per il proprio lavoro di preparazione, né lo impiega regolarmente. È un'interpretazione, che però mi permette di affermare che anche alle nostre latitudini sta' effettivamente emergendo come il "Digital divide" si è spostato dalle nuove generazioni - ormai formate da nativi digitali - a quelle dei docenti in carica che non hanno avuto una formazione a queste tecnologie. Questo è un problema che si potrà facilmente risolvere (formazione, informazione, emulazione, accesso alla dotazione) se lo si identifica. Un ulteriore freno all'integrazione delle ICT.
"Alleingang" in ambito d'integrazione delle iCT
10/09/08 10:52 Registato in: Formazione | Istituzionale
Martedì 9 settembre ha avuto luogo a Berna il tradizionale appuntamento organizzato dal CTIE. Il tema era "Strategie in ambito ICT". Il programma prevedeva incontri plenari e workshops su temi che spaziavano dagli aspetti macro (politici) a quelli didattici (ICT in classe). I relatori erano responsabili ICT, direttori, politici e insegnanti. I partecipanti erano circa 200, provenienti da ambiti diversi, tutti comunque con il comune denominatore della formazione intersezionata con le ICT.
I vari ordini scolastici di tutti i Cantoni erano rappresentati, tranne il Ticino, presente unicamente con il sottoscritto in rappresentanza dell'ASP e in vece di relatore (Tema proposto “Politique TIC des HEP: quelle direction?” ).
Se "Il buongiorno si vede dal mattino", questo potrebbe significare che l'interesse per l'integrazione delle ICT nella scuola ticinese è scemato, oppure che si pensa che i Ticinesi possano fare a meno di conoscere le strategie degli altri Cantoni, le “best-practices” e ignorare contatti e confronto. Un "Alleingang" dunque. Non posso affermare che questo sia voluto, ma questa è l'impressione che i presenti hanno ricavato.
Vorrei comunque tranquillizzare. L'ASP è sempre interessata al tema dell’integrazione delle ICT ed ha una sua strategia che persegue, trasparente e in sintonia con le istanze federali che lo sostengono (CTIE, COHEP, CDPE). L’ ”Alleingang” non è una soluzione ma un problema. Spero che anche i responsabili ICT cantonali siano d’accordo.
@foto CTIE
I vari ordini scolastici di tutti i Cantoni erano rappresentati, tranne il Ticino, presente unicamente con il sottoscritto in rappresentanza dell'ASP e in vece di relatore (Tema proposto “Politique TIC des HEP: quelle direction?” ).
Se "Il buongiorno si vede dal mattino", questo potrebbe significare che l'interesse per l'integrazione delle ICT nella scuola ticinese è scemato, oppure che si pensa che i Ticinesi possano fare a meno di conoscere le strategie degli altri Cantoni, le “best-practices” e ignorare contatti e confronto. Un "Alleingang" dunque. Non posso affermare che questo sia voluto, ma questa è l'impressione che i presenti hanno ricavato.
Vorrei comunque tranquillizzare. L'ASP è sempre interessata al tema dell’integrazione delle ICT ed ha una sua strategia che persegue, trasparente e in sintonia con le istanze federali che lo sostengono (CTIE, COHEP, CDPE). L’ ”Alleingang” non è una soluzione ma un problema. Spero che anche i responsabili ICT cantonali siano d’accordo.
@foto CTIERobot nella scuola obbligatoria?
12/08/08 14:27 Registato in: Formazione | Educazione
Chi si interessa di integrazione delle ICT nella scuola conosce i lavori di Seymour Papert e sa che l'approccio costruttivista da lui condiviso in ambito educativo è foriero di interesse anche se difficile da intraprendere. Secondo Papert, "...l'essere umano, a prescindere dall'età, ha bisogno di avere a disposizione materiali concreti affinché la conoscenza acquisita sia tanto più vicina alla realtà". Partendo dall'ottica costruttivista intersezionata con le ICT, grazie a Papert, si è arrivati, negli anni '80, alla creazione del linguaggio di programmazione LOGO che ha dato luogo a sperimentazioni varie in ambito educativo e formativo, per poi arrivare alla creazione di vari oggetti ICT con cui pensare. Citiamo come esempio interessante l'NXT (Lego®Mindstorms), robot che permette l'apprendimento di nozioni di tipo matematico, geometrico e fisico tramite la programmazione di compiti particolari. Per chi volesse saperne di più sull'argomento (che verrà successivamente trattato in altri post), citiamo che esiste da anni un campionato (First Lego League) che permette a squadre di ragazze/i (dai 10 ai 16 anni) di risolvere compiti particolari (proposti 8 settimane prima dell'incontro in presenza) da eseguirsi tramite il robot sopra citato. Anche in Svizzera esistono questi incontri (vedi). Si sta studiando di organizzare una gara regionale di questo tipo anche in Ticino. Per ora si è scelto il luogo (SUPSI di Manno) e si propongono 2 date (il 17 o il 25 settembre 2008). Chi volesse saperne di più sull'argomento "First lego League" e Lego®Mindstorms, esprima il proprio interesse compilando questo doodle e lasciando il proprio recapito in calce alla pagina dell'inchiesta. L'augurio è che questa lodevole iniziativa si possa concretizzare. Essa, a mio modo di vedere, va nel senso di avvicinare le/i giovani alla scienza e alla programmazione creativa.
Adolescenti in rete: tra amicizie, trasgressioni e rischi.
Da un'inchiesta effettuata dalla Doxa per l'associazione "Save the Children" nel febbraio 2008 (scarica in .pdf), risulta che il 2/3 degli adolescenti italiani che usa internet entra nei servizi del web2.0 e rende disponibile un proprio profilo personale. Anche da noi, empiricamente parlando, questa è la tendenza. Questo sembra essere coerente con quanto precedentemente scritto e in linea con l'emergenza dei cosiddetti "webacteurs" , ma apre tuttavia una serie di interrogativi inerenti alla protezione dei dati personali e alla conoscenza dei rischi - potenziali ma esistenti - che si incontrano in siti di "social network" come facebook (vedi post) o Myspace. Qui non si vuole esagerare la portata del rischio per rapporto alle opportunità, ma si vuole sottolineare l'importanza di un'informazione corretta e trasparente su questi servizi e sulle leggi a cui essi fanno riferimento. Rapportarsi al web2.0 con conoscenza di causa appare oggigiorno assiomatico, per evitare i rischi personali e aumentare le possibilità comunicative.
Ma, a chi compete questa informazione? Alla scuola che deve una volta di più educare oltre che istruire? Agli enti che si occupano di prevenzione? Allo Stato e ai suoi Dipartimenti?
Da alcuni anni diverse iniziative in questo campo informativo sono disponibili; l'elenco sarebbe lungo. Preme sottolineare che il "target" a cui si rivolgono queste iniziative dovrebbe essere l'insieme dei docenti. In modo che questi possano - una volta informati e/o formati - integrare e proporre le informazioni ad allievi/studenti, secondo modalità scolasticamente pertinenti. Un'offensiva che vada in questo senso sarebbe opportuna. La Confederazione l'ha già positivamente attivata, creando guide e percorsi didattici (vedi). Per ora purtroppo solo in tedesco e in francese. Probabilmente poiché noi, della Svizzera italiana, non ci si è attivati a sufficienza sul tema, o forse perché il problema è meno sentito alle nostre latitudini, oppure perché abbiamo le idee in chiaro. À suivre...
© fri-ticSenza posta elettronica, integrazione delle ICT difficile
Come già scritto, l'uso delle ICT in classe è in Ticino (ma anche in Svizzera) al di sotto delle aspettative. Gli investimenti in infrastrutture e le varie formazioni con relativi progetti scolastici non hanno portato al risultato sperato. Anche una legge federale è stata creata (Legge federale sull’incoraggiamento dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle scuole, vedi offensiva PPP-sir) ma lo "switch" non è pienamente avvenuto. I motivi sono molti. Alcuni sono stati presentati in un post precedente, altri lo saranno in successivi. Qui preme sottolineare come uno di questi - di carattere questa volta puramente tecnico - sia legato alla mancanza di un account di posta elettronica dei docenti ticinesi. Infatti questi, tranne eccezioni, non possono essere raggiunti via email dai vari attori scolastici. Si dà per scontato che l'uso della posta elettronica sia il servizio attorno al quale ruotano gli altri servizi dell'internet. La maggior parte dei docenti lo sa e ne fa uso, ma specialmente nel contesto privato.
L'integrazione delle ICT nella formazione oggigiorno avviene anche se questa variabile è sotto controllo. Lo si è visto in diverse Istituzioni scolastiche (vedi livello terziario), dove la comunicazione amministrativa è stata spostata dai supporti cartacei a quelli digitali, via anche la posta elettronica. In questi casi i docenti (ma anche gli studenti) si sono velocemente acculturati all'uso di queste ICT e diverse piste di carattere formativo e didattico si sono aperte. Alcune di queste portano all'integrazione delle ICT e sono apprezzate soprattutto dagli studenti che, essendo "nativi digitali", le accettano positivamente.
È notizia recente che un progetto"Posta elettronica docenti” sta' per avere inizio a livello di Scuola ticinese. Speriamo che quest'ultimo si concluda presto. L'augurio è che grazie all'account professionale scolastico fornito a tutti i docenti, si possano ugualmente veicolare informazioni di tipo didattico che portino acqua al mulino dell'integrazione delle ICT in classe. Se l'amministrativo obbliga, il didattico ne guadagna?

L’integrazione delle MICT a scuola
09/06/08 19:53 Registato in: Formazione | Istituzionale
Nell’ambito delle pubblicazioni inerenti a ricerche nel campo dell’integrazione delle MICT (Cleary, Akkari e Corti, 2008), si può evidenziare come agli enormi investimenti effettuati nel campo scolastico, corrisponda un limitato impiego delle tecnologie direttamente in classe, con gli allievi. Questo sia per quanto attiene al tasso di utilizzo dei computer delle scuole, sia per il modo in cui esse sono proposte a livello di classe. Alcuni ricercatori (Cuban, Kirkpatrick e Beck, 2001) fanno notare che l’insegnamento resta soprattutto centrato sull’insegnante. I docenti usano le MICT per fare ciò facevano ancora prima dell’avvento dell’informatica: un insegnamento soprattutto centrato sulla figura e sull’agire del docente (Hennessy, Rutven e Brindley, 2005). In sintesi, la difficoltà dell’integrazione è principalmente dovuta alla mancanza di possibilità (o motivazioni) da parte degli insegnanti nel modificare la loro didattica. L’aggravante risiede nel fatto che la maggioranza dei docenti – soprattutto quelli che hanno meno di 20 anni di servizio – impiega regolarmente i computer per la preparazione delle proprie lezioni e per la gestione amministrativa del proprio insegnamento.
Quali soluzioni adottare per superare l’”impasse”? Fitzallen (2005) ci ricorda che l’insegnamento è una professione che necessita di qualifiche di alto livello alle quali si devono aggiungere le MICT. A chi spetta la (ri)qualificazione dei docenti? Alle Alte scuole pedagogiche ma, soprattutto alla politica scolastica che deve chiedere a queste scuole terziarie di organizzare (ri)qualifiche, convinta che esse siano importanti. Un salto di paradigma da parte di chi, “decideur” con oltre 20 anni di esperienza, non vede le MICT con uno sguardo innovativo.

Quali soluzioni adottare per superare l’”impasse”? Fitzallen (2005) ci ricorda che l’insegnamento è una professione che necessita di qualifiche di alto livello alle quali si devono aggiungere le MICT. A chi spetta la (ri)qualificazione dei docenti? Alle Alte scuole pedagogiche ma, soprattutto alla politica scolastica che deve chiedere a queste scuole terziarie di organizzare (ri)qualifiche, convinta che esse siano importanti. Un salto di paradigma da parte di chi, “decideur” con oltre 20 anni di esperienza, non vede le MICT con uno sguardo innovativo.

Perché un altro blog
A dire il vero, nessuno sentiva la mancanza di un blog sulle ICT e la formazione. Di sicuro non chi opera nella scuola e si interessa di ICT. Un blog, per dirla con Patrick Rambaud è la "versione moderna dei quei pazzerelloni che, a Londra, salgono su una cassa la domenica mattina, a Marble Arch, e sciorinano le loro professioni di fede o le loro imprecazioni davanti a un pubblico estasiato". A questi si può però, nei blog, rispondere per iscritto o per interposta persona (alias). È comunque un dialogo da fantasmi - sempre riprendendo Rambaud - dove chiunque può dire qualunque cosa a individui mascherati che non si incontreranno (quasi) mai.
Ecco, di questo tipo di blog nessuno sentiva la mancanza.
Però questo che stai leggendo è un blog di nome ma non di fatto. Non sarà sicuramente più interessante di altri simili o redatto con scrittura raffinata, né discetterà su temi mai pubblicati o annuncerà gossip tecnologici eclatanti. Questo è un tentativo di proporre argomenti sotto forma di "post", all’intersezione tra ICT, formazione e apprendimento. Questi argomenti, se osservati dai punti di vista dei vari attori scolastici (docenti, allievi, esperti, amministratori, genitori), danno luogo a temi nei confronti dei quali si possono abbozzare risposte, seppur di carattere generale. Ma, soprattutto possono aprire riflessioni e discussioni, che saranno da riprendere e sviluppare in ambito formativo. Ecco il punto centrale. La mia intenzione è infatti questa: utilizzare questo "blog" come raccolta di temi e luogo di scambio tra il formatore (chi scrive) e gli studenti (futuri docenti) iscritti ai miei moduli. La notorietà dello stesso è quindi irrilevante.
Poi, a posteriori, si vedrà se questo "diverso" canale informativo sarà apprezzato.
“M. Leuenberger a un blog” © Chapatte