legislazione

Per un politica ticinese in ambito d'integrazione delle ICT

Con la risoluzione 05.205 dell’8.7.2005 la Divisione della scuola dava mandato a una commissione - composta da operatori della scuola dell’obbligo e da esperti esterni - di definire, in un quadro di riferimento coerente, le linee pedagogiche per l’integrazione delle ICT nelle scuole comunali (settore prescolastico e primario).
A tre anni dalla risoluzione, il gruppo ha consegnato settimana scorsa il suo rapporto all’autorità cantonale. Da questo rapporto si evince, in estrema sintesi, quanto segue:
- i computer sono attualmente poco utilizzati in classe, con gli allievi (vedi
post su questa inchiesta);
- l’impiego auspicato dovrebbe rispondere a precise esigenze didattiche e/o formative;
- si consiglia di evitare l’uso di programmi didattici creati per la scuola quando rigidi e poco innovativi;
- si sconsiglia l’uso del computer impiegato per apprenderne il funzionamento;
- si apra uno spazio di riflessione sulla società in rete, sui nuovi servizi, le nuove identità e sensibilità, per evitare che l’esperienza della vita scolastica rimanga staccata da quella quotidiana degli allievi;
- si sia coscienti che usare le ICT in classe deve condurre anche all’attivazione di strategie educative con lo scopo di sensibilizzare e di responsabilizzare;
- visto che le ICT attivano strutture cognitive particolari, il docente deve esserne cosciente, così da sfruttarle in modo pedagogicamente pertinente.

In sintesi, il ricorso a nuove ICT, per modalità e contenuti, deve essere funzionale all’attuazione di un sistema didattico complesso. Il mezzo, le attività e i programmi vanno quindi scelti consapevolmente come strumenti in funzione degli scopi delle diverse didattiche.

Il rapporto, corredato da diversi spunti operativi (schede/itinerari), mette l’accento sulle potenzialità di queste tecnologie per il promuovimento del disabile e fornisce spunti e preoccupazioni all’intenzione dell’autorità politica. In particolare, gli estensori invitano il Dipartimento a definire una politica che delinei l’uso delle ICT nella scuola dell’obbligo, tenendo conto di quanto già si attiva a livello federale e vincolando a questa politica chi si occupa di formazione nella scuola dell’obbligo.

Estrapolato dal “
Rapporto all’intenzione della Divisione della Scuola” del GRIF, novembre 2008
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"Alleingang" in ambito d'integrazione delle iCT

Martedì 9 settembre ha avuto luogo a Berna il tradizionale appuntamento organizzato dal CTIE. Il tema era "Strategie in ambito ICT". Il programma prevedeva incontri plenari e workshops su temi che spaziavano dagli aspetti macro (politici) a quelli didattici (ICT in classe). I relatori erano responsabili ICT, direttori, politici e insegnanti. I partecipanti erano circa 200, provenienti da ambiti diversi, tutti comunque con il comune denominatore della formazione intersezionata con le ICT.
I vari ordini scolastici di tutti i Cantoni erano rappresentati, tranne il Ticino, presente unicamente con il sottoscritto in rappresentanza dell'ASP e in vece di relatore (Tema proposto
“Politique TIC des HEP: quelle direction?” ).
Se "Il buongiorno si vede dal mattino", questo potrebbe significare che l'interesse per l'integrazione delle ICT nella scuola ticinese è scemato, oppure che si pensa che i Ticinesi possano fare a meno di conoscere le strategie degli altri Cantoni, le “best-practices” e ignorare contatti e confronto. Un "Alleingang" dunque. Non posso affermare che questo sia voluto, ma questa è l'impressione che i presenti hanno ricavato.
Vorrei comunque tranquillizzare. L'ASP è sempre interessata al tema dell’integrazione delle ICT ed ha una sua strategia che persegue, trasparente e in sintonia con le istanze federali che lo sostengono (CTIE, COHEP, CDPE). L’ ”Alleingang” non è una soluzione ma un problema. Spero che anche i responsabili ICT cantonali siano d’accordo.

83143-83144-1-webbild_programm @foto CTIE
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Scarichi da internet? Ocio...

L'IFPI negli ultimi anni - facendo ricorso a ditte specifiche che "annusano" la rete alla ricerca di internauti che mettono a disposizione dei files protetti da copyright (musica, filmati, programmi) - ha identificato gli indirizzi IP di molte persone. Nei loro confronti ha aperto delle procedure penali. Queste procedure sono dipendenti dalle legislazioni nazionali ma portano comunque a azioni di tipo dimostrativo di stampo maoista ("Colpiscine uno per educarne cento").
Il funzionario svizzero preposto alla protezione dei dati non apprezza che ditte private agiscano in questo modo. Collezionare indirizzi IP di internauti svizzeri non è autorizzato, poiché la legislazione vigente li considera alla stregua di dati personali. Sembra che questo modo di procedere non abbia finora portato, in Svizzera perlomeno, a denunce basate su questo sistema di identificazione. In Germania, Gran-Bretagna e Polonia, il sistema "annusamento/denuncia" ha tuttavia funzionato da deterrente.
Quello che si può dire è che nella Confederazione elvetica condividere (scaricare e rendere disponibili) dati protetti da copyright non comporta sanzioni legali. Ciò nonostante, si percepisce che l'attuale sistema di produzione/promozione/distribuzione è superato dall'avvento di internet e soprattutto dalla condivisione dei dati possibile grazie al “peer-to-peer” e al web2.0. Per esempio, nel campo della musica aspettiamo tutti un nuovo sistema coerente con queste tecnologie, adatto a chi produce e a chi consuma e che riduca nel contempo lo strapotere delle case di produzione (vedi IFPI). Speriamo e lasciamoci sorprendere...
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Videogiochi violenti

Legittimamente, cresce di settimana in settimana la discussione sui videogiochi (VG) a sfondo violento. In Svizzera e in Ticino il dibattito verte attorno all'opportunità di proibirne la vendita ai minorenni e di assimilarne la visione/impiego a quella dei film (minori di ...), almeno per gli ambienti pubblici, tipo sale-giochi. Il perno delle discussioni ruota attorno all'assimilazione degli atteggiamenti violenti proposti dai VG: più il VG è violento, maggiore sarà la possibilità che il giocatore (soprattutto se adolescente) interiorizzi questo atteggiamento, generalizzandolo anche in ambito non virtuale. Probabilmente è vero. La qualità attuale dei VG che riportano una realtà simulata in alta definizione e gli scopi sempre più criminali da perseguire per vincere, possono essere fonte di preoccupazione per quanto concerne questa assimilazione violenza-virtuale vs violenza-reale. Aggiungerei che l'alta esposizione (dipendenza) aiuta. Per ora ci si limita prevalentemente allo scambio di pareri. Più volte si sentono psicologi sparare a zero sulla violenza nei VG: probabilmente non sanno di ciò che parlano. Più volte si sentono redattori difendere a spada tratta i VG: probabilmente non sanno di ciò che parlano. I primi parlano senza conoscere il prodotto, i secondi senza considerare le implicazioni psicologiche sugli utenti. Alcuni specialisti hanno uno sguardo distaccato, filosofico, attendista. Come Pacetti (2007), che afferma che"... questo è un mondo violento, governato da persone violente, e, checché se ne dica retto dalla legge del più forte" forse per giustificare l'attuale "laisser-faire"..
A livello europeo l'intenzione è cmq di arrivare entro 2 anni all'adozione di un codice di condotta destinato a completare l'attuale sistema basato sulla categoria d'età (PEGI), messo a punto dall'industria. Una valutazione quindi non più da parte di chi produce ma dalla parte del consumatore. Vedremo.
Non arrendiamoci. Chi come noi può discutere sul tema e può anche legiferare perché il sistema democratico glielo permette, agisca. E' infatti questo che ci aspettiamo dalle nostre autorità, visto che il tema è anche sul tavolo del CdS ticinese. Si proponga una linea di condotta alla quale attenerci. Poi, come educatori, genitori e giocatori potremo anche discettare, ma avremo almeno un punto di partenza da cui iniziare. Senza dimenticare - per fortuna - che i VG non appartengono tutti alla categoria dei giochi violenti. Ma, questo è un altro discorso.

72 mix&remix
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