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<title>mbeo RSS Feed</title><link>http://www.mbeo.ch/blog/index.html</link><description>Novit&#xe0; ICT e scuola</description><dc:language>it</dc:language><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><dc:rights>Copyright 2008 marco.beltrametti</dc:rights><dc:date>2008-12-14T10:11:03+01:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
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<lastBuildDate>Sun, 14 Dec 2008 10:18:42 +0100</lastBuildDate><item><title>Il blog trasloca</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Nessuno</category><dc:date>2008-12-14T10:11:03+01:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/7cf4df53e54fe5efabe9b55470331c2e-27.html#unique-entry-id-27</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/7cf4df53e54fe5efabe9b55470331c2e-27.html#unique-entry-id-27</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">Sei mesi or sono, iniziando questo blog dal titolo &ldquo;ICT tra formazione e apprendimento&rdquo;, menzionavo l&rsquo;intenzione di utilizzarlo &ldquo;</span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><em>&hellip; come raccolta di temi e luogo di scambio tra il formatore (chi scrive) e gli studenti (futuri docenti) iscritti ai miei moduli</em></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">&ldquo;. Lo scopo principale consisteva nel testare se e come l&rsquo;impiego del blog in campo formativo appariva utile.<br />L&rsquo;uso del blog in questione veniva proposto nell&rsquo;ambito ASP, prevalentemente collegato con un modulo offerto per la formazione pedagogica (vedi </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://www.aspti.ch/a-vari/descrittivi/lib/pdf_moduli.php?id_settore=2&id_modulo=594&annoLavoro=2008" rel="external">descrittivo in .pdf</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "> del modulo per il settore SMS).<br /><br />In ambito formativo - ma non solo -, i blogs  permettono la diffusione di idee e concetti che, prestandosi al commento, ben si adeguano agli obiettivi di formazione socio-costruttivista e condivisa. In contesti di formazione di adulti iniziano ad essere impiegati a supporto dei momenti d&rsquo;aula, in modo pi&ugrave; interessante che non in piattaforme di e-learning, sistema recentemente in tendenza negativa per quanto concerne l&rsquo;interesse e la soddisfazione degli utenti.<br /><br />Ebbene, dopo 2 mesi di interazione e di sperimentazione, posso affermare, seppur superficialmente, che l&rsquo;impiego &egrave; stato interessante proficuo. Al punto di implementare un insieme di blogs all&rsquo;interno del sito web dell&rsquo;ASP col nome </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "><a href="http://aspti.ch/blogs/" rel="self">blogsASP</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "> e di spostare questo come uno dei blogs interni, senza i commenti che rimangono disponibili ancora in questo blog.<br />A partire da questo mese di dicembre 2008, poster&ograve; i miei commenti in questo blog, anzich&eacute; su quello esterno finora impiegato. In successivi post cercher&ograve; di dare elementi utili a comprendere l&rsquo;opportunit&agrave; formativa di un simile strumento.<br /><br />Ringrazio i molti che hanno postato commenti dando cos&igrave; spessore al tema.<br /><br /></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "><a href="http://aspti.ch/blogs/ictblog/" rel="self">Nuovo blog  &ldquo;ICT tra formazione e apprendimento&rdquo;</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "> prendete pf nota del cambio di flusso RSS</span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><br /><br /></span><img class="imageStyle" alt="sguardo-700x165" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry27-sguardo-700x165.jpg" width="700" height="165"/>]]></content:encoded></item><item><title>Per un politica ticinese in ambito d&#x27;integrazione delle ICT</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Istituzionale</category><category>Formazione</category><dc:date>2008-11-23T09:50:50+01:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/98cff8e7815a83b68b2476429f02269a-26.html#unique-entry-id-26</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/98cff8e7815a83b68b2476429f02269a-26.html#unique-entry-id-26</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">Con la risoluzione 05.205 dell&rsquo;8.7.2005 la Divisione della scuola dava mandato a una commissione -  composta da operatori della scuola dell&rsquo;obbligo e da esperti esterni - di definire, in un quadro di riferimento coerente, le linee pedagogiche per l&rsquo;integrazione delle ICT nelle scuole comunali (settore prescolastico e primario).<br />A tre anni dalla risoluzione, il gruppo ha consegnato settimana scorsa il suo rapporto all&rsquo;autorit&agrave; cantonale. Da questo rapporto si evince, in estrema sintesi, quanto segue:<br />- i computer sono attualmente poco utilizzati in classe, con gli allievi (vedi </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="files/92211026beea8a1a90c13004d669a4e2-23.html" rel="external" title="Blog ICT e formazione:&#34;Digital divide&#34; tra i docenti?">post su questa inchiesta</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">);<br />- l&rsquo;impiego auspicato dovrebbe rispondere a precise esigenze didattiche e/o formative;<br />- si consiglia di evitare l&rsquo;uso di programmi didattici creati per la scuola quando rigidi e poco innovativi;<br />- si sconsiglia l&rsquo;uso del computer impiegato per apprenderne il funzionamento;<br />- si apra uno spazio di riflessione sulla societ&agrave; in rete, sui nuovi servizi, le nuove identit&agrave; e sensibilit&agrave;, per evitare che l&rsquo;esperienza della vita scolastica rimanga staccata da quella quotidiana degli allievi;<br />- si sia coscienti che usare le ICT in classe deve condurre anche all&rsquo;attivazione di strategie educative con lo scopo di sensibilizzare e di responsabilizzare;<br />- visto che le ICT attivano strutture cognitive particolari, il docente deve esserne cosciente, cos&igrave; da sfruttarle in modo pedagogicamente pertinente.<br /><br />&ldquo;</span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><em>In sintesi, il ricorso a nuove ICT, per modalit&agrave; e contenuti, deve essere funzionale all&rsquo;attuazione di un sistema didattico complesso. Il mezzo, le attivit&agrave; e i programmi vanno quindi scelti consapevolmente come strumenti in funzione degli scopi delle diverse didattiche.</em></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">&rdquo;<br /><br />Il rapporto, corredato da diversi spunti operativi (schede/itinerari), mette l&rsquo;accento sulle potenzialit&agrave; di queste tecnologie per il promuovimento del disabile e fornisce spunti e preoccupazioni all&rsquo;intenzione dell&rsquo;autorit&agrave; politica. In particolare, gli estensori invitano il Dipartimento a definire una politica che delinei l&rsquo;uso delle ICT nella scuola dell&rsquo;obbligo, tenendo conto di quanto gi&agrave; si attiva a livello federale e vincolando a questa politica chi si occupa di formazione nella scuola dell&rsquo;obbligo.<br /><br />Estrapolato dal &ldquo;</span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">Rapporto all&rsquo;intenzione della Divisione della Scuola</span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">&rdquo; del GRIF, novembre 2008</span>]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;apprendimento e l&#x27;insegnamento con le ICT: aiuto od ostacolo?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Istituzionale</category><category>Etica</category><dc:date>2008-10-28T16:13:02+01:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/b3d5303166c9846f2fe6c80067131733-25.html#unique-entry-id-25</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/b3d5303166c9846f2fe6c80067131733-25.html#unique-entry-id-25</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">I nuovi mezzi di comunicazione  digitale (ci&ograve; che in questi post va sotto il cappello ICT) nel corso degli ultimi dieci anni sono diventati evidenti anche per la scuola a vari livelli. Oltre alla scrittura, lettura e aritmetica, nel 21esimo l&rsquo;uso delle ICT sar&agrave; una quarta competenza da insegnare e assimilare. Le ICT stanno aprendo nuovi orizzonti alla scuola e all'educazione.
La discussione sull&rsquo;intersezione tra istruzione e ICT si sta&rsquo; sviluppando sempre pi&ugrave;. Inizialmente si era iniziato seguendo idee euforiche, ora ritenute utopistiche. Oggigiorno, si evidenzia un disincanto nei confronti di queste idee, anche perch&eacute; risulta pi&ugrave; facile preventivare costi e benefici dei nuovi media cos&igrave; come le conseguenze  e gli effetti positivi e negativi. Quindi, si &egrave; maggiormente in chiaro sui vantaggi e gli svantaggi dei nuovi media come aiuto o ostacolo per l'apprendimento e l'insegnamento.<br /></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">Dove si trova il valore reale dei nuovi media nei settori dell'istruzione e della scuola? Quando si  opera con questi nuovi mezzi di comunicazione in materia di istruzione scolastica e universitaria, risulta produttivo e quando no? Quali mezzi di comunicazione saranno accolti dagli utenti e quali altri gli utenti richiederanno? I nuovi mezzi promuovono una nuova cultura dell&rsquo;apprendimento? Essi saranno in grado di far emergere altre forme di conoscenza? Qual &egrave; l'impatto dei videogiochi sulla socializzazione, sull&rsquo;apprendimento, sul comportamento sociale e le azioni dei bambini e degli adolescenti? Esiste la necessit&agrave; di un codice etico, comprensivo dell'influenza e dei limiti dei nuovi media considerati?<br />A queste e ad altre domande si cercher&agrave; di rispondere durante una due giorni (21 e 22 gennaio 2009) all&rsquo;ASP di Berna. <br />Tradotto dal tedesco. </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://www.phbern.ch/hochschule/studientage-phbern/" rel="self">Per chi volesse saperne di pi&ugrave;&hellip;<br /></a></span><a href="http://www.phbern.ch/" rel="external"><img class="imageStyle" alt="LOGO-PHB" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry25-LOGO-PHB.png" width="231" height="48"/></a><span style="font:14px Cambria; "><a href="http://www.phbern.ch/hochschule/studientage-phbern/" rel="self"><br /></a></span>]]></content:encoded></item><item><title>I webattori: la base del web2.0</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>web2.0</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-10-10T14:17:37+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/d0d21c1f6c1a20a59b12246958cfd455-24.html#unique-entry-id-24</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/d0d21c1f6c1a20a59b12246958cfd455-24.html#unique-entry-id-24</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; ">La definizione - mutuata dal francese e proposta da Pisani-Piotet (2008) - identifica l'insieme degli utenti di internet che, oltre a consultare le informazioni sul web, ne inseriscono di nuove, sia come risposte a precedenti (blog, comunit&agrave; sociali, altre), sia come contenuti multimediali.<br />Questo post ha lo scopo di aiutare a identificare questa tipologia di utenti che &egrave; alla base del </span><span style="font-size:14px; "><a href="files/category-web2.0" rel="external" title="Blog ICT e formazione:Category: web2.0">web2.0</a></span><span style="font-size:14px; ">.<br />Si pu&ograve; affermare che oggigiorno oltre il 60% dei contenuti del web &egrave; inserito da questi webattori. Essi condividono parte delle loro informazioni grazie a servizi o strumenti che saranno presentati in seguito. Sono contemporaneamente consumatori/creatori, lettori/scrittori, ascoltatori/registi, spettatori/produttori. Le informazioni da loro inserite sono etichettate tramite dei "</span><span style="font-size:14px; "><em>tag</em></span><span style="font-size:14px; ">"; cos&igrave; facendo queste risultano organizzate in insiemi (ri)modellabili.<br />Si potrebbe affrontare il tema da diversi punti di vista: da quello dei nativi digitali che vivono il web2.0 in modo acritico, a quello delle imprese che lo sfruttano (limitatamente a quelle che l'hanno compreso), passando per la diminuzione dei costi dell'informazione e al suo corollario, la disponibilit&agrave; degli esperti. Mi limito a segnalare il modello del </span><span style="font-size:14px; font-weight:bold; ">plus-valore delle informazioni</span><span style="font-size:14px; "> prodotte dai webattori, rimandando a altri post altri approfondimenti sul tema.<br />Se - come afferma O'Reilly -, i webattori aggiungono valore all'informazione, facendo emergere una saggezza, perch&eacute; non utilizzare questo loro lavoro in modo diretto, organizzato e gratuito, come plus-valore? Questo modo di vedere il lavoro dei webattori &egrave; definito con il termine di "</span><span style="font-size:14px; "><em>crowdsourcing</em></span><span style="font-size:14px; ">" che, tradotto, potrebbe suonare come l' "esternalizzazione delle produzioni delle moltitudini". Si ispira a due termini - "</span><span style="font-size:14px; "><em>outsourcing</em></span><span style="font-size:14px; ">" e "</span><span style="font-size:14px; "><em>wisdom of crowds</em></span><span style="font-size:14px; ">" (esternalizzazione e saggezza delle moltitudini) ma va oltre questi (</span><span style="font-size:14px; "><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing" rel="external">vedi la corrispondente voce di wikipedia</a></span><span style="font-size:14px; ">). Grazie a questo plus-valore e a regole qui non dettagliate, emerge la qualit&agrave; dell'informazione e si elimina il superfluo e il poco valido. Una dimostrazione di questo, in due ambiti diversi tra loro, lo possono pragmaticamente dimostrare </span><span style="font-size:14px; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale" rel="external">wikipedia</a></span><span style="font-size:14px; "> e </span><span style="font-size:14px; "><a href="http://www.flickr.com/" rel="external">flickr</a></span><span style="font-size:14px; ">. Nel primo, la qualit&agrave; degli interventi &egrave; controllata dai webattori, esperti nel campo, che correggono e commentano; nel secondo, dalle fotografie di qualit&agrave; che emergono dalla massa e che sono mostrate tra le 500 migliori del giorno (vedi </span><span style="font-size:14px; "><a href="http://www.flickr.com/explore/" rel="external">explore</a></span><span style="font-size:14px; ">). <br />Su questo nuovo meccanismo che apre nuovi paradigmi, si dovr&agrave; riflettere. Troppe sono ancora le incertezze. Le analisi dei siti di web2.0 che sfruttano intensivamente il "</span><span style="font-size:14px; "><em>crowdsourcing</em></span><span style="font-size:14px; ">", ci daranno delle risposte.</span>]]></content:encoded></item><item><title>&#x22;Digital divide&#x22; tra i docenti?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Individuale</category><category>Formazione</category><dc:date>2008-10-08T11:07:12+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/92211026beea8a1a90c13004d669a4e2-23.html#unique-entry-id-23</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/92211026beea8a1a90c13004d669a4e2-23.html#unique-entry-id-23</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; ">A fine 2007 &egrave; stata effettuata un'inchiesta presso tutti i docenti delle Scuole elementari del Ticino. Da questa inchiesta - stilata dall'USR, non ancora pubblicata e alla quale ha risposto oltre la met&agrave; dei docenti (52%) - emergono dati coerenti con quelli citati nel mio </span><span style="font-size:14px; "><a href="files/8f1a6328d81c929e0df695defaa93b1b-21.html" rel="external" title="Blog ICT e formazione:Competenze ICT dei docenti">precedente post sul tema</a></span><span style="font-size:14px; ">: la maggior parte dei docenti sa usare e impiega le ICT per il proprio lavoro di preparazione.<br />Emergono anche altri elementi significativi e importanti. <br />Uno di questi &egrave; che solo il 25% dell'insieme dei docenti pensa di usare le ICT in classe e solo l'8% le impiega regolarmente con gli allievi, nella propria classe. Una mancata integrazione delle ICT in questo settore. Vedremo di approfondire il tema successivamente.<br />Un altro elemento importante che emerge &egrave; che quasi la met&agrave; dei docenti in carica non ha risposto all'inchiesta malgrado le sollecitazioni arrivate da pi&ugrave; parti che indicavano la stessa come importante. Presumibilmente, si pu&ograve; dedurre che il 48% dei docenti non &egrave; interessato alle ICT n&eacute; come strumento per il proprio lavoro di preparazione, n&eacute; lo impiega regolarmente. &Egrave; un'interpretazione, che per&ograve; mi permette di affermare che anche alle nostre latitudini sta' effettivamente emergendo come il "</span><span style="font-size:14px; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide" rel="external">Digital divide</a></span><span style="font-size:14px; ">" si &egrave; spostato dalle nuove generazioni - ormai formate da </span><span style="font-size:14px; "><a href="files/tag-natividigitali.html" rel="external" title="Blog ICT e formazione:Tag: natividigitali">nativi digitali</a></span><span style="font-size:14px; "> - a quelle dei docenti in carica che non hanno avuto una formazione a queste tecnologie. Questo &egrave; un  problema che si potr&agrave; facilmente risolvere (formazione, informazione, emulazione, accesso alla dotazione) se lo si identifica. Un ulteriore freno all'integrazione delle ICT.</span>]]></content:encoded></item><item><title>Dalla multimedialit&#xe0; all&#x27;insegnamento</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Istituzionale</category><dc:date>2008-10-05T16:44:17+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/857a40562baf5539a5c6256b4c129cc0-22.html#unique-entry-id-22</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/857a40562baf5539a5c6256b4c129cc0-22.html#unique-entry-id-22</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; ">Ripetendomi, l'affermazione che il digitale sta rivoluzionando il nostro rapporto con i vari formati simbolici &egrave; assiomatica. Se in questo contesto si parla di immagine, si pu&ograve; affermare che la tecnologia digitale l'ha riportata a quel mondo artigianale di cui ha sempre fatto parte, permettendo una sua circolazione rapida e immediata. I professionisti non hanno pi&ugrave; l'esclusiva della produzione. Questo ci fa credere di essere tutti dei fotografi e di avere accesso a ogni sorta di immagine (vedi Flickr come paradigma di questo nuovo modo di fotografare/condividere/cercare). Questo cambiamento &egrave; quindi una rivoluzione culturale nel nostro rapporto con l'immagine. Infatti, possiamo realizzarle, trasmetterle, vederle, modificarle molto pi&ugrave; rapidamente di prima. Ma, nel momento in cui &egrave; possibile registrarne, altrettante ne vengono cancellate. </span><span style="font-size:14px; "><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Christian_Caujolle" rel="external">Caujolle</a></span><span style="font-size:14px; "> afferma correttamente che "</span><span style="font-size:14px; "><em>L'idea stessa di memoria, fondata sulla fotografia come oggetto, sta cambiando radicalmente, insieme alla percezione del tempo e dei valori che le vengono attribuiti</em></span><span style="font-size:14px; ">".<br />Quali le ricadute in un contesto di formazione? Probabilmente poche nell'atto diretto dell'interscambio, in aula, tra docente e allievo. Molte nel contesto extra-scolastico, sempre pi&ugrave; permeato di immagini, contesto che si riflette - essendo gli allievi odierni dei "</span><span style="font-size:14px; "><a href="files/tag-natividigitali.html" rel="external" title="Blog ICT e formazione:Tag: natividigitali">nativi digitali</a></span><span style="font-size:14px; ">" - anche sulla formazione. La multimedialit&agrave; quindi - ambito a cui l'immagine digitale appartiene - assume una connotazione sempre maggiore anche nel contesto formativo. Prova di questo &egrave; che sempre pi&ugrave; congressi hanno come tema centrale la fruizione della multimedialit&agrave; contestualizzata nell'ambito all'intersezione tra apprendimento, formazione e informazione. Uno su tutti &egrave; il congresso della </span><span style="font-size:14px; "><a href="http://www.educationalmedia.ch/" rel="external">SFEM</a></span><span style="font-size:14px; "> che avr&agrave; luogo a fine novembre a Berna col tema "</span><span style="font-size:14px; "><em>Open Educational Resources (OER): libre acc&egrave;s aux m&eacute;dias de la formation et qualit&eacute;</em></span><span style="font-size:14px; ">". &Egrave; appunto grazie a questa rivoluzione digitale che le questi temi emergono. Per cui, dare risposte pertinenti e linee di condotta, risulta importante per chi insegna e chi decide (i politici). Quest'ultimo insieme di persone mi sembra comunque poco interessato al tema, almeno alle nostre latitudini.</span><span style="font-size:15px; "><br /></span><a href="http://www.flickr.com/photos/mbeo52/" rel="external"><img class="imageStyle" alt="flickr" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry22-flickr.png" width="125" height="35"/></a>]]></content:encoded></item><item><title>Competenze ICT dei docenti</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-09-22T16:24:03+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/8f1a6328d81c929e0df695defaa93b1b-21.html#unique-entry-id-21</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/8f1a6328d81c929e0df695defaa93b1b-21.html#unique-entry-id-21</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">Come formatore che si occupa dell'integrazione delle ICT in ambito scolastico, analizzo regolarmente le competenze ICT tecniche dei futuri insegnanti, da 10 anni a questa parte. La mia ipotesi &egrave; che maggiore &egrave; la competenza tecnica del docente, pi&ugrave; alta sar&agrave; la possibilit&agrave; che questo, una volta nella scuola, integri le ICT nel suo insegnamento di classe.<br />L'ipotesi &egrave; da verificare anche perch&eacute; la letteratura di ricerca afferma (dati fino al 2003) che non esistono legami particolarmente significativi. I giovani insegnanti, pur usando in modo significativo le ICT fuori dal contesto scolastico, le integrano poco in quello di classe. Riprender&ograve; in seguito questo discorso.<br />In questo post mi preme osservare che sull'arco di questa decina d'anni le mie osservazioni hanno permesso di appurare che le competenze ICT dei nuovi insegnanti sono cresciute in modo esponenziale. Attualmente, chi affronta il percorso professionalizzante di docente, indipendentemente dal settore scolastico, ha competenze ICT notevoli. <br />In sintesi, ecco i dati di inizio anno accademico 2008/2009. <br />Tutti i futuri docenti che iniziano la formazione (SE/SM/SMS) possiedono un computer casalingo (100%); la maggior parte sa operare in modo pi&ugrave; che sufficiente con almeno un sistema operativo e con gli applicativi ricorrenti (97%); l&rsquo;allacciamento all'internet tramite banda larga &egrave; uno standard (90%). Quasi la met&agrave; fa ricorso regolarmente servizi del web2.0 (40%).<br />In altre parole, per quanto attiene all'integrazione delle ICT, le scuole di livello terziario, quale l'ASP, non devono oramai pi&ugrave; offrire contenuti di tipo tecnico, bens&igrave; pedagogico e/o didattico, sia di didattica generale, sia disciplinare, per entrambi i settori della formazione  di base/pedagogica e continua. Integrare cio&egrave; le ICT nella formazione terziaria.</span><span style="font-size:13px; "><br /><br /></span><img class="imageStyle" alt="grafico" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry21-grafico.png" width="350" height="189"/>da  inchiesta ASP 2008/2009 settore FP-SM]]></content:encoded></item><item><title>&#x22;Alleingang&#x22; in ambito d&#x27;integrazione delle iCT&#xa;</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Istituzionale</category><dc:date>2008-09-10T10:52:03+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/b3a6bdd06acc7de8488444f6371184d8-20.html#unique-entry-id-20</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/b3a6bdd06acc7de8488444f6371184d8-20.html#unique-entry-id-20</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">Marted&igrave; 9 settembre ha avuto luogo a Berna il tradizionale appuntamento organizzato dal </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://www.google.ch/url?sa=t&source=web&ct=res&cd=2&url=http%3A%2F%2Fwww.sfib-ctie.ch%2F&ei=JIvHSKSzIpLO0gX-yrkQ&usg=AFQjCNF95aqaPFOEvrBaWOYMW0GCHlDWRQ&sig2=G6TQBPkw91L9vep1BpVwHg" rel="external">CTIE</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">. Il tema era "</span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://www.educa.coop/dyn/9.asp?url=83143.asp" rel="external">Strategie in ambito ICT</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">". Il programma prevedeva incontri plenari e workshops su temi che spaziavano dagli aspetti macro (politici) a quelli didattici (ICT in classe). I relatori erano responsabili ICT, direttori, politici e insegnanti. I partecipanti erano circa 200, provenienti da ambiti diversi, tutti comunque con il comune denominatore della formazione intersezionata con le ICT. <br />I vari ordini scolastici di tutti i Cantoni erano rappresentati, tranne il Ticino, presente unicamente con il sottoscritto in rappresentanza dell'ASP e in vece di relatore (Tema proposto </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://www.educa.coop/dyn/9.asp?url=83143.asp" rel="external">&ldquo;Politique TIC des HEP: quelle direction?&rdquo;</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "> ).<br />Se "Il buongiorno si vede dal mattino", questo potrebbe significare che l'interesse per l'integrazione delle ICT nella scuola ticinese &egrave; scemato, oppure che si pensa che i Ticinesi possano fare a meno di conoscere le strategie degli altri Cantoni, le &ldquo;best-practices&rdquo; e ignorare contatti e confronto. Un "Alleingang" dunque. Non posso affermare che questo sia voluto, ma questa &egrave; l'impressione che i presenti hanno ricavato. <br />Vorrei comunque tranquillizzare. L'ASP &egrave; sempre interessata al tema dell&rsquo;integrazione delle ICT ed ha una sua strategia che persegue, trasparente e in sintonia con le istanze federali che lo sostengono (CTIE, COHEP, CDPE). L&rsquo; &rdquo;Alleingang&rdquo; non &egrave; una soluzione ma un problema. Spero che anche i responsabili ICT cantonali siano d&rsquo;accordo.<br /><br /></span><img class="imageStyle" alt="83143-83144-1-webbild_programm" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry20-83143-83144-1-webbild_programm.gif" width="150" height="98"/> @foto CTIE]]></content:encoded></item><item><title>Google</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Individuale</category><dc:date>2008-09-04T11:30:41+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/cd0ab5baa3701be06dc62a96ecd09b43-19.html#unique-entry-id-19</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/cd0ab5baa3701be06dc62a96ecd09b43-19.html#unique-entry-id-19</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><em>Google &egrave; il ragno della Rete. In essa svolge una metafunzione: sapere dov'&egrave; il sapere. Dio non risponde mai; Google sempre, e immediatamente. Gli sottoponiamo un messaggio sgrammaticato e sintetico all'estremo; un clic e... bingo! La cataratta: il bianco accecante della pagina si annerisce d'improvviso, il vuoto si trasforma in pieno, la concisione in logorrea. Ogni volta si vince. Dal momento che lavora su quantit&agrave; di dati enormi, Google obbedisce a un tropismo totalitario, inghiotte e digerisce. Da qui nasce il progetto di scannerizzare tutti i libri, di analizzare tutte le tipologie di materiali: cinema, televisione, stampa; oltre questo limite, il bersaglio logico della googleizzazione &egrave; l'universo intero. Lo sguardo onniveggente percorre il globo, e legge avidamente ogni piccolo insieme di dati. Affidagli la tua catasta di documenti, e lui sistemer&agrave; ogni cosa al suo posto - e sistemer&agrave; anche te, che per l'eternit&agrave; non sarai altro che la somma dei tuoi clic. Google un Grande Fratello? Come non pensarlo? Per questo deve presentarsi come fondamentalmente buono. &Egrave; cattivo? Di sicuro &egrave; stupido. Se le risposte che appaiono sullo schermo sono moltissime, &egrave; perch&eacute; le legge appena. L&rsquo;impulso iniziale &egrave; fatto di parole, e le parole hanno pi&ugrave; di un senso. Ma il senso sfugge a Google, che codifica, ma non decifra. Memorizza le parole nella loro materialit&agrave; bruta. Tocca sempre a te, quindi, trovare nel pagliaio l'ago di quel che realmente cercavi.<br />Google sarebbe intelligente se si potessero processare i significati. Ma non &egrave; possibile. Come un Sansone rasato, Google continuer&agrave; ciecamente a macinare fino alla fine dei tempi.</em></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><br />di </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Jacques-Alain_Miller" rel="external">Jacques-Alain Miller</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "> - tratto da &ldquo;Nuovi miti d&rsquo;oggi&rdquo;, Isbn Edizioni, 2008</span><span style="font:13px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><img class="imageStyle" alt="googleimg" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry19-googleimg.png" width="156" height="67"/>]]></content:encoded></item><item><title>La storia &#x22;open source&#x22;&#xa;</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-08-31T09:22:01+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/a3efa3352ae90e91964811daa09defe5-18.html#unique-entry-id-18</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/a3efa3352ae90e91964811daa09defe5-18.html#unique-entry-id-18</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">Stanno avendo un successo al di sopra delle aspettative i siti web - di regola delle televisioni statali - che offrono materiale multimediale di tipo storico.<br />Nella fruizione delle informazioni, la multimedialit&agrave; si &egrave; da tempo affiancata ai testi grazie alla digitalizzazione che la rende pi&ugrave; manipolatile e riutilizzabile. I suoi canali comunicativi (suono, immagine, testo) si fondono, rendendo le informazioni veicolate maggiormente pregnanti. Se i contenuti sono interessanti, ecco che il successo appare evidente. Nell'ambito formativo la multimedialit&agrave; sta' avendo successo da vari punti di vista: passivo (fruizione), creativo (costruzione) e interattivo (individuale). Su questi punti torner&ograve; in dettaglio pi&ugrave; avanti. Fermiamoci per&ograve; alla storia. <br />Il poter usufruire e commentare (stile web2.0) documenti multimediali di tipo storico, autorizza l'uso  dell'identificativo "open source". Infatti, sono disponibili i filmati, condivise la critiche, individuali le ricostruzioni. Evidentemente, non sono i siti come quello della </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://archives.tsr.ch" rel="external">TSr</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">, dell&rsquo;archivio </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://ina.fr/" rel="external">della Tv francese</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "> della TSi (vedi </span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; "><a href="http://www.rtsi.ch/trasm/navigastoria/welcome.cfm" rel="external">navigastoria</a></span><span style="font:14px Trebuchet, Verdana, serif; ">) o altri che potranno (ri)costruire la storia. Tuttavia, anche in questo campo emergono opportunit&agrave; interessanti che a livello formativo e soprattutto didattico forniscono spunti e materiale che fino a pochi lustri or sono erano impensabili. Al docente conoscerne la portata, approcciarli criticamente, integrarli nella sua didattica di classe e consigliarli come materiali per uno studio/approfondimento individuale. Questo &egrave; un esempio di integrazione delle ICT.</span>]]></content:encoded></item><item><title>Google ci rende idioti?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>web2.0</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-08-22T18:09:37+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/afbe6e2d5805812c29bfbd196a69b256-17.html#unique-entry-id-17</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/afbe6e2d5805812c29bfbd196a69b256-17.html#unique-entry-id-17</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; "><br /></span><span style="font:14px Verdana, serif; ">&Egrave; iniziato da alcuni mesi un dibattito che tocca l'uso delle ICT in ambito cognitivo, per rapporto ai vantaggi e agli svantaggi che questo impiego comporta. In grandi linee, ci si interroga sul fatto che l'uso di internet renda pi&ugrave; o meno idioti. Tutto &egrave; partito da </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nicholas_G._Carr" rel="external">Nicholas Carr</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> che ha pubblicato un saggio su "The Atlantic" (poi tradotto in italiano da "Internazionale, no. 751), ripreso da "Der Spiegel", da "Le Temps" e continuato in molti blog. Al tema ho gi&agrave; dedicato un </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="files/a03d9e0ecc7b1a192baa0e9f3b7cd972-7.html" rel="self" title="Blog ICT e formazione:La rete ci rende più o meno intelligenti?">post</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> nel quale accennavo al fatto (M. McLuhan dixit) che il canale comunicativo e l'informazione veicolata modificano il modo di pensare e l'organizzazione cognitiva. Carr, non nascondendo le opportunit&agrave; offerte dai servizi dell'internet (e dal web in particolare), afferma che attraverso l'uso intensivo di questi servizi diventiamo idioti, non siamo pi&ugrave; in grado di concentrarci, ci facciamo dispersivi e ci limitiamo ad attenzioni ridotte e a letture sempre pi&ugrave; corte.<br />Naturalmente ringrazio Carr di avere iniziato il dibattito, poich&eacute; esso dimostra che siamo effettivamente a un tornante epocale per quanto attiene alla trasmissione, all'organizzazione e alla fruizione (anche in senso cognitivo) delle informazioni. Da anni, diversi lo sottolineano. Al tema ho gi&agrave; dedicato </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="files/tag-artefattocognitivo.html" rel="self" title="Blog ICT e formazione:Tag: artefattocognitivo">diversi post</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> in cui descrivo come i servizi dell'internet ci rendono (pi&ugrave; o meno) intelligenti e di come &egrave; emerso (in senso sistemico) un nuovo artefatto cognitivo. Appare evidente che il dibatto ha il merito di cogliere e criticare questo tornante epocale nell'ambito comunicativo e cognitivo.<br />Riprendo in sintesi quanto ultimamente di interessante &egrave; stato detto o scritto sul tema. Dillenbourg (EPFL) parla di protesi offerta dall'insieme di questi servizi, protesi che si sostituisce ad alcune nostre capacit&agrave; ma, nel contempo, ci rende maggiormente performanti. Panese  (Uni Losanna) &egrave; del mio stesso parere e cio&egrave; che la tecnologia modifica, essendo un artefatto cognitivo, il nostro modo di ragionare.  Koch (insegnante ICT) sottolinea che &egrave; giunto il momento di accettare la diversit&agrave; dei supporti conoscitivi che si aggiungono ai libri.<br />Come gente di scuola, non possiamo comunque non vedere nel presente dibattito le opportunit&agrave; e i pericoli che questi servizi ICT mettono a disposizione e fanno emergere per rapporto agli studenti che le usano come "nativi digitali". <br /></span><img class="imageStyle" alt="Immagine 1" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry17-Immagine 1.png" width="169" height="92"/>]]></content:encoded></item><item><title>Robot nella scuola obbligatoria?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Educazione</category><dc:date>2008-08-12T14:27:24+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/f47cde70db69b58a6b94fa1007044b8d-16.html#unique-entry-id-16</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/f47cde70db69b58a6b94fa1007044b8d-16.html#unique-entry-id-16</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Verdana, serif; "><br />Chi si interessa di integrazione delle ICT nella scuola conosce i lavori di </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Seymour_Papert" rel="external">Seymour Papert</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> e sa che l'</span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costruttivismo_(psicologia)" rel="external">approccio costruttivista</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> da lui condiviso in ambito educativo &egrave; foriero di interesse anche se difficile da intraprendere. Secondo Papert, "</span><span style="font:14px Verdana-Italic; "><em>...l'essere umano, a prescindere dall'et&agrave;, ha bisogno di avere a disposizione materiali concreti affinch&eacute; la conoscenza acquisita sia tanto pi&ugrave; vicina alla realt&agrave;</em></span><span style="font:14px Verdana, serif; ">". Partendo dall'ottica costruttivista intersezionata con le ICT, grazie a Papert, si &egrave; arrivati, negli anni '80, alla creazione del linguaggio di programmazione </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Logo_(informatica)" rel="external">LOGO</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> che ha dato luogo a sperimentazioni varie in ambito educativo e formativo, per poi arrivare alla creazione di vari oggetti ICT con cui pensare. Citiamo come esempio interessante l'</span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://mindstorms.lego.com/eng/Overview/default.aspx" rel="external">NXT (Lego&reg;Mindstorms)</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; ">, robot che permette l'apprendimento di nozioni di tipo matematico, geometrico e fisico tramite la programmazione di compiti particolari. Per chi volesse saperne di pi&ugrave; sull'argomento (che verr&agrave; successivamente trattato in altri post), citiamo che esiste da anni un campionato (</span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://www.firstlegoleague.ch/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1" rel="external">First Lego League</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; ">) che permette a squadre di ragazze/i (dai 10 ai 16 anni) di risolvere compiti particolari (proposti 8 settimane prima dell'incontro in presenza) da eseguirsi tramite il robot sopra citato. Anche in Svizzera esistono questi incontri (vedi). Si sta studiando di organizzare una </span><span style="font:14px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">gara regionale di questo tipo anche in Ticino</span><span style="font:14px Verdana, serif; ">. Per ora si &egrave; scelto il luogo (SUPSI di Manno) e si propongono 2 date (il 17 o il 25 settembre 2008). Chi volesse saperne di pi&ugrave; sull'argomento  "First lego League" e Lego&reg;Mindstorms, esprima il proprio interesse compilando </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://www.doodle.ch/awbw9igka9e3raxr" rel="external">questo doodle</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> e lasciando il proprio recapito in calce alla pagina dell'inchiesta. L'augurio &egrave; che questa lodevole iniziativa si possa concretizzare. Essa, a mio modo di vedere, va nel senso di avvicinare le/i giovani alla scienza e alla programmazione creativa.<br /></span><a href="http://mindstorms.lego.com/eng/Iceland_dest/default.aspx" rel="external"><img class="imageStyle" alt="Immagine 1" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry16-lego" width="181" height="62"/></a>]]></content:encoded></item><item><title>Sicurezza o paranoia?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Individuale</category><category>web2.0</category><dc:date>2008-08-11T13:28:11+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/f94942aa619f8ed5adf192bbdafa0483-15.html#unique-entry-id-15</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/f94942aa619f8ed5adf192bbdafa0483-15.html#unique-entry-id-15</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><span style="font:14px Verdana, serif; ">Si &egrave; tenuta la scorsa settimana a Las Vegas il congresso  </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="http://www.blackhat.com/html/bh-usa-08/bh-usa-08-speakers.html" rel="external">Black Hat</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> dedicata alla sicurezza informatica. Questo incontro era quasi interamente dedicato a temi che interessano i tecnici informatici che si occupano di sistemi di protezione. Un congresso quindi da specialisti in materia. Tuttavia, dalle conferenze proposte sono emersi temi che concernono anche alcune tipologie di utilizzatori di internet, in particolare quelli rintracciabili tra i "</span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="files/tag-webacteur.html" rel="external" title="Blog ICT e formazione:Tag: webacteur">webacteurs</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; ">". Si tratta degli utenti che usano servizi del web2.0 e che hanno profili in rete e intensi scambi nei siti di "social network" quali </span><span style="font:14px Verdana, serif; "><a href="files/9018f524e772045c196552ae995283cc-3.html" rel="external" title="Blog ICT e formazione:Contro Facebook">facebook</a></span><span style="font:14px Verdana, serif; "> o Myspace. Ebbene, questi utenti sono potenzialmente attaccabili da pirati informatici che si appoggiano soprattutto sulla credulit&agrave; e superficialit&agrave; di questi webacteurs. Gli esperti in materia di sicurezza sono preoccupati: questi utenti scaricano molte applicazioni senza rendersi conto del rischio di infezione informatica. Cos&igrave; facendo, infettano il loro profilo (le informazioni pubblicate in rete), nuocendo cos&igrave; anche alla rete (social-network) di conoscenze che hanno creato. Da qui pure una possibile infezione del proprio pc che potrebbe servire da punto di partenza per attacchi di grande portata. Oppure per spiare quanto questo tipo di utente esegue in rete, sorvegliato a distanza dai pirati informatici. Sicurezza o paranoia? Comunque, &ldquo;Ocio...&rdquo;<br /></span><a href="http://www.publi-c.com/Publi-c/certificat.asp?Lang=FRA&Certificat=21191093TE" rel="external"><img class="imageStyle" alt="21191093TE" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry15_1.gif" width="80" height="38"/></a>]]></content:encoded></item><item><title>L&#x27;alfabetizzazione digitale &#xe8; una necessit&#xe0; sociale?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Educazione</category><category>web2.0</category><dc:date>2008-08-05T14:33:14+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/a7f26382b42394cf87fb12bd9913f7b8-13.html#unique-entry-id-13</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/a7f26382b42394cf87fb12bd9913f7b8-13.html#unique-entry-id-13</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:13px; ">Secondo un documento della Commissione europea del 2003, l'alfabetizzazione informatica ("Digita</span><span style="font-size:14px; ">l</span><span style="font-size:15px; "> </span><span style="font:13px Verdana, serif; ">literacy") diverr&agrave; velocemente una competenza indispensabile per la creativit&agrave;, l'innovazione e l'imprenditorialit&agrave;. Senza questa competenza i/le cittadini/e non potranno pienamente partecipare alla societ&agrave; del 21esimo secolo. Un'affermazione che definisce indirettamente l'importanza di internet, del web e dei servizi ad essi associati, in costante espansione (</span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://www.mbeo.ch/blog/files/category-web2.0.html" rel="external">vedi i miei post sul tema</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">).<br />Allora, quali gli strumenti, le logiche d'attivazione e i modi di pensiero e di organizzazione che i cittadini di ogni genere ed et&agrave; devono padroneggiare per sentirsi adatti?<br />Alla fine del secolo scorso era sufficiente parlare di alfabetizzazione. Oggi il termine risulta desueto per l'emergere della multimedialit&agrave;, a causa dell'arrivo sul mercato di nuovi strumenti di interconnessione costante e grazie agli universali e innovativi impieghi proposti dal web. Risulta indispensabile conoscere altro, oltre l'alfabetizzazione, in particolare le logiche e i funzionamenti di base di questi strumenti/servizi. La competenza da acquisire nel contesto dell'alfabetizzazione digitale deve mirare al pratico ma anche al culturale, concerne la circolazione delle informazioni, l'espressione, l'impiego degli strumenti e la logica del sistema, accompagnati da un pensiero critico per saper discernere quello che conta, ci&ograve; a cui si &egrave; esporti e il senso di quanto circola e si emette.<br />Secondo Pisani e Piotet (2008), le lacune sono serie: molte persone non hanno ancora accesso a questi servizi o rifiutano di servirsene mentre altri pensano di impiegarli convenientemente ma non ne usano che una minima parte. I giovani appaiono generalmente a loro agio con questi servizi e strumenti come "nativi digitali", ma solo superficialmente (</span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="files/02cee5bc84b4c854da077c0c21d07365-12.html" rel="external" title="Blog ICT e formazione:Adolescenti in rete: tra amicizie, trasgressioni e rischi.">vedi post</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">).<br />Da questo risulta la necessit&agrave; di intraprendere una formazione specifica alla dimensione digitale che abbia come traguardo l'assimilazione di una serie di competenze che ci facciano sentire a nostro agio con queste possibilit&agrave; digitali.  Per affrontare il discorso che verr&agrave; in seguito approfondito, ci si riferisca a quanto propone wikipedia sulla definizione di "</span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_literacy" rel="external">digital/computer literacy</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">" e si pensi a quali istanze dovranno proporsi come enti erogatori della formazione.<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Adolescenti in rete: tra amicizie&#x2c; trasgressioni e rischi.</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Educazione</category><category>web2.0</category><category>Individuale</category><category>Etica</category><dc:date>2008-07-31T15:28:38+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/02cee5bc84b4c854da077c0c21d07365-12.html#unique-entry-id-12</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/02cee5bc84b4c854da077c0c21d07365-12.html#unique-entry-id-12</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><span style="font:12px Verdana, serif; ">Da un'inchiesta effettuata dalla Doxa per l'associazione "</span><span style="font:12px Verdana, serif; "><a href="http://www.savethechildren.it/2003/index.asp" rel="external">Save the Children</a></span><span style="font:12px Verdana, serif; ">" nel febbraio 2008 (</span><span style="font:12px Verdana, serif; "><a href="http://www.easy4.it/dmdocuments/profili_da_sballo_instantmessaging_STC.pdf" rel="self">scarica in .pdf</a></span><span style="font:12px Verdana, serif; ">), risulta che il 2/3 degli adolescenti italiani che usa internet entra nei servizi del web2.0 e rende disponibile un proprio profilo personale. Anche da noi, empiricamente parlando, questa &egrave; la tendenza. Questo sembra essere coerente con quanto </span><span style="font:12px Verdana, serif; "><a href="files/category-web2.0" rel="self" title="Blog ICT e formazione:Category: web2.0">precedentemente scritto</a></span><span style="font:12px Verdana, serif; "> e in linea con l'emergenza dei cosiddetti "webacteurs" , ma apre tuttavia una serie di interrogativi inerenti alla protezione dei dati personali e alla conoscenza dei rischi - potenziali ma esistenti - che si incontrano in siti di "social network" come facebook (</span><span style="font:12px Verdana, serif; "><a href="files/9018f524e772045c196552ae995283cc-3.html" rel="self" title="Blog ICT e formazione:Contro Facebook">vedi post</a></span><span style="font:12px Verdana, serif; ">) o Myspace. Qui non si vuole esagerare la portata del rischio per rapporto alle opportunit&agrave;, ma si vuole sottolineare l'importanza di un'informazione corretta e trasparente su questi servizi e sulle leggi a cui essi fanno riferimento. Rapportarsi al web2.0 con conoscenza di causa appare oggigiorno assiomatico, per evitare i rischi personali e aumentare le possibilit&agrave; comunicative. <br />Ma, a chi compete questa informazione? Alla scuola che deve una volta di pi&ugrave; educare oltre che istruire? Agli enti che si occupano di prevenzione? Allo Stato e ai suoi Dipartimenti? <br />Da alcuni anni diverse iniziative in questo campo informativo sono disponibili; l'elenco sarebbe lungo. Preme sottolineare che il "target" a cui si rivolgono queste iniziative dovrebbe essere l'insieme dei docenti. In modo che questi possano - una volta informati e/o formati - integrare e proporre le informazioni ad allievi/studenti, secondo modalit&agrave; scolasticamente pertinenti. Un'offensiva che vada in questo senso sarebbe opportuna. La Confederazione l'ha gi&agrave; positivamente attivata, creando guide e percorsi didattici (</span><span style="font:12px Verdana, serif; "><a href="http://www.educaguides.ch/dyn/12686.php?sid=89306827526832545721750965096890" rel="external">vedi</a></span><span style="font:12px Verdana, serif; ">). Per ora purtroppo solo in tedesco e in francese. Probabilmente poich&eacute; noi, della Svizzera italiana, non ci si &egrave; attivati a sufficienza sul tema, o forse perch&eacute; il problema &egrave; meno sentito alle nostre latitudini, oppure perch&eacute; abbiamo le idee in chiaro. &Agrave; suivre...<br /></span><img class="imageStyle" alt="fri-tic" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry12_1.jpg" width="430" height="260"/> &copy; <a href="http://www.fri-tic.ch/dyn/9.asp?url=34902.asp" rel="external">fri-tic</a>]]></content:encoded></item><item><title>Perch&#xe9; un altro blog</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>web2.0</category><category>Formazione</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-06-01T00:02:50+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/4e007c693a5508a260cbf629fe3be22b-11.html#unique-entry-id-11</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/4e007c693a5508a260cbf629fe3be22b-11.html#unique-entry-id-11</guid><content:encoded><![CDATA[<br /><span style="font:13px Verdana, serif; ">A dire il vero, nessuno sentiva la mancanza di un blog sulle ICT e la formazione. Di sicuro non chi opera nella scuola e si interessa di ICT. Un blog, per dirla con </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Patrick_Rambaud" rel="external">Patrick Rambaud</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; "> &egrave; la "</span><span style="font:13px Verdana-Italic; "><em>versione moderna dei quei pazzerelloni che, a Londra, salgono su una  cassa la domenica mattina, a Marble Arch, e sciorinano le loro professioni di fede o le loro imprecazioni davanti a un pubblico estasiato</em></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">". A questi si pu&ograve; per&ograve;, nei blog, rispondere per iscritto o per interposta persona (alias). &Egrave; comunque un dialogo da fantasmi - sempre riprendendo Rambaud - dove chiunque pu&ograve; dire qualunque cosa a individui mascherati che non si incontreranno (quasi) mai.<br />Ecco, di questo tipo di blog nessuno sentiva la mancanza.<br />Per&ograve; questo che stai leggendo &egrave; </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">un blog di nome ma non di fatto</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">. Non sar&agrave; sicuramente  pi&ugrave; interessante di altri simili o redatto con scrittura raffinata, n&eacute; discetter&agrave; su temi mai pubblicati o annuncer&agrave; gossip tecnologici eclatanti. Questo &egrave; un tentativo di proporre argomenti sotto forma di "post", all&rsquo;intersezione tra ICT, formazione e apprendimento. Questi argomenti, se osservati dai punti di vista dei vari attori scolastici (docenti, allievi, esperti, amministratori, genitori), danno luogo a temi nei confronti dei quali si possono abbozzare risposte, seppur di carattere generale. Ma, soprattutto possono aprire riflessioni e  discussioni, che saranno da riprendere e sviluppare in ambito formativo. Ecco il punto centrale. La mia intenzione &egrave; infatti questa: </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">utilizzare questo "blog" come raccolta di temi e luogo di scambio tra il formatore </span><span style="font:13px Verdana, serif; ">(chi scrive)</span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "> e gli studenti </span><span style="font:13px Verdana, serif; ">(futuri docenti)</span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; "> iscritti ai miei moduli</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">. La notoriet&agrave; dello stesso &egrave; quindi irrilevante.<br />Poi, a posteriori, si vedr&agrave; se questo "diverso" canale informativo sar&agrave; apprezzato. <br /><br /></span><img class="imageStyle" alt="Immagine 3" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry11_1.png" width="415" height="260"/>  &ldquo;M. Leuenberger a un blog&rdquo; &copy; <a href="http://www.globecartoon.com/dessin/" rel="external">Chapatte</a>]]></content:encoded></item><item><title>Leggo i tuoi dati e tu non lo sai...</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Individuale</category><dc:date>2008-07-17T16:37:33+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/0faf6c3f7248b746472448fa5e0c05d6-10.html#unique-entry-id-10</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/0faf6c3f7248b746472448fa5e0c05d6-10.html#unique-entry-id-10</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font-size:14px; "><br /></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">Nelle scuole e nel privato il portatile - o altro apparecchio che lo sostituisce (Blackberry, Iphone, ipod)- si usa sempre pi&ugrave;. La diffusione degli hotspot wifi &egrave; in crescita esponenziale. Alcuni ritrovi pubblici, alcune citt&agrave; (tra cui Lugano) e le scuole universitarie (tra cui l'ASP) offrono questo tipo di collegamento all'internet. Esiste addirittura un </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://www.switch.ch/mobile/pwlan/" rel="external">progetto di interconnessione</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; "> tra hotspot universitari e privati per fare in modo che l'accesso alla rete sia continuo anche fuori dal campus. L'essere sempre connessi appare come una necessit&agrave; e lo studente, nativo digitale, apprezza.<br />Ma questo essere in rete con la connessione wifi non &egrave; privo di pericoli. Per esempio, nella nostra rete wifi istituzionale potrei catturare i dati sensibili che circolano su questa rete interna, protetta. Figurarsi sulle molte reti wifi aperte. &Egrave; sufficiente circolare per le strade cittadine usando un apparecchio che permette la connessione al wifi per detectare le reti aperte a cui accedere. Non solo per sfruttarle per navigare, ma anche per catturare dati sensibili. Dati che l'utente utilizza per accedere alla sua posta elettronica, ai siti web necessitanti di un identificativo e altro ancora. Insomma, tutto quanto non &egrave; protetto da un protocollo che cripta quanto dall'utente va al server con cui si dialoga. Se manca il protocollo criptato, tipo "https" (lucchettato, di regola), quanto viene digitato pu&ograve; essere letto. Per esempio da software gratuiti tipo Wireshark. <br />In altre parole, ci si trova in situazioni pi&ugrave; pericolose di quelle in cui si naviga in internet con un pc windows senza antivirus. In questo ambito il pericolo non &egrave; il proprio pc, bens&igrave; la propria privacy. Ma, voi non procedete in questo senso, nevvero?</span><span style="font-size:14px; "><br /></span><img class="imageStyle" alt="PWLAN-Illustration-e" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry10_1.jpg" width="350" height="200"/> immagine <a href="http://www.switch.ch/" rel="external">SWITCH</a>]]></content:encoded></item><item><title>Dal sapere al comprendere: la rete e il senso </title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>web2.0</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-07-13T13:10:16+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/49b892b49697fdcc68961eafe8dbaf19-9.html#unique-entry-id-9</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/49b892b49697fdcc68961eafe8dbaf19-9.html#unique-entry-id-9</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">Da oltre 10 anni (dalla massificazione di internet) sento gente di scuola (ma non solo) affermare che </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">l'informazione in internet &egrave; troppa</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">, che ci si perde, che la qualit&agrave; non sempre &egrave; valida. Insomma, nella moltitudine delle notizie di internet  ci si potrebbe annegare. Inizialmente concordavo con queste affermazioni. Da pochi anni ho per&ograve; modificato il mio parere. L'ho riformato da quando ho capito che </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">per non annegare nelle informazioni bisogna produrne</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">. Sembra un paradosso ma non lo &egrave;. <br />In effetti il problema - come ben afferma </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Weinberger" rel="external">D. Weinberger</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; "> - non &egrave; la quantit&agrave; di informazioni, bens&igrave; la sua frammentazione. Il web &egrave; per noi adulti fonte importante di informazioni quando queste ci sono interessanti. Nel web, a differenza che nei libri,  le informazioni sono stoccate su supporti digitali, molto pi&ugrave; facilmente rintracciabili, commentatili e tracciabili anche da parte nostra, grazie a metadati. Cos&igrave; facendo (delicious, digg, links, playlist,...) diamo a questi metadati per noi interessanti del senso, facendoci diventare degli esperti. Notiamo inoltre - per complicare il discorso -  che i metadati, nel web, spesso si confondono coi dati che veicolano: per esempio, un catalogo di libri porta direttamene ai libri che presenta/organizza. L'accesso alle informazioni risulta quindi essere pi&ugrave; personalizzato. Non &egrave; l'esperto che, tramite metadati, classifica e propone, dando ordine come nel "mondo fisico", bens&igrave; &egrave; l'utente che organizza le informazioni in funzione dei suoi interessi e necessit&agrave;, mescolando metadati e dati. Esempi di questo modo di gestire le informazioni sono presentati dai collettori di metadati (tag) del tipo </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://del.icio.us" rel="external">delicious</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">, oppure da enciclopedie on-line tipo </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale" rel="external">Wikipedia</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">. <br />Raccogliendo cos&igrave; le informazioni (taggate, linkate o commentate), si deve per&ograve; prestare attenzione alla loro qualit&agrave;. L'esperto riconosciuto istituzionalmente in rete non esiste. Dobbiamo quindi impegnarci maggiormente, trovare le pagine di discussione sul soggetto, scoprire i commenti inerenti a quest'ultimo. In sintesi, come adulti consapevoli,  su internet non cerchiamo solo l'informazione, cerchiamo di meglio comprendere quanto gi&agrave; sappiamo: stabiliamo cio&egrave; </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">relazioni tra l'informazione e il senso</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">, aggiungendoci del valore. Questo si chiama </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">comprensione</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">. <br />In un'ottica di formazione, la sfida per rapporto a questo nuovo modo di procedere nei confronti del sapere, risiede nella sua trasmissione e trasformazione didattica, prima per i formatori, poi per gli studenti.</span>]]></content:encoded></item><item><title>Senza posta elettronica&#x2c; integrazione delle ICT difficile</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Individuale</category><category>Istituzionale</category><dc:date>2008-07-08T23:54:09+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/cd185deea9608df2d6b0e9e627e8b61b-8.html#unique-entry-id-8</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/cd185deea9608df2d6b0e9e627e8b61b-8.html#unique-entry-id-8</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px Verdana, serif; "><br /></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">Come </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="files/cd1ff61e9900644d2d981de1117242c4-1.html" rel="self" title="Blog ICT e formazione:L’integrazione delle MICT a scuola ">gi&agrave; scritto</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">, l'uso delle ICT in classe &egrave; in Ticino (ma anche in Svizzera) al di sotto delle aspettative. Gli investimenti in infrastrutture e le varie formazioni con relativi progetti scolastici non hanno portato al risultato sperato. Anche una legge federale &egrave; stata creata (Legge federale sull&rsquo;incoraggiamento dell&rsquo;utilizzo delle tecnologie dell&rsquo;informazione e della comunicazione nelle scuole, vedi </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://www.un4youth.educa.ch/dyn/15503.asp" rel="external">offensiva PPP-si</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">r) ma lo "switch" non &egrave; pienamente avvenuto. I motivi sono molti. Alcuni sono stati presentati in un </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="files/cd1ff61e9900644d2d981de1117242c4-1.html" rel="self" title="Blog ICT e formazione:L’integrazione delle MICT a scuola ">post precedente</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">, altri lo saranno in successivi. Qui preme sottolineare come uno di questi - di carattere questa volta puramente tecnico - sia legato alla mancanza di un account di posta elettronica dei docenti ticinesi. Infatti questi, tranne eccezioni, non possono essere raggiunti via email dai vari attori scolastici. Si d&agrave; per scontato che l'uso della posta elettronica sia il servizio attorno al quale ruotano gli altri servizi dell'internet. La maggior parte dei docenti lo sa e ne fa  uso, ma specialmente nel contesto privato. <br />L'integrazione delle ICT nella formazione oggigiorno avviene anche se questa variabile &egrave; sotto controllo. Lo si &egrave; visto in diverse Istituzioni scolastiche (vedi livello terziario), dove la comunicazione amministrativa &egrave; stata spostata dai supporti cartacei a quelli digitali, via anche la posta elettronica. In questi casi i docenti (ma anche gli studenti) si sono velocemente acculturati all'uso di queste ICT e diverse piste di carattere formativo e didattico si sono aperte. Alcune di queste portano all'integrazione delle ICT e sono apprezzate soprattutto dagli studenti che, essendo "nativi digitali", le accettano positivamente.<br />&Egrave; notizia recente che un progetto"Posta elettronica docenti&rdquo; sta' per avere inizio a livello di Scuola ticinese. Speriamo che quest'ultimo si concluda presto. L'augurio &egrave; che grazie all'account professionale scolastico fornito a tutti i docenti, si possano ugualmente veicolare informazioni di tipo didattico che portino acqua al mulino dell'integrazione delle ICT in classe. Se l'amministrativo obbliga, il didattico ne guadagna?</span><br /><img class="imageStyle" alt="prof_ict" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry8_1.jpg" width="250" height="169"/>]]></content:encoded></item><item><title>La rete ci rende pi&#xf9; o meno intelligenti?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Educazione</category><category>web2.0</category><dc:date>2008-07-05T20:07:57+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/a03d9e0ecc7b1a192baa0e9f3b7cd972-7.html#unique-entry-id-7</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/a03d9e0ecc7b1a192baa0e9f3b7cd972-7.html#unique-entry-id-7</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">Il dibattito sull'intersezione tra aspetti cognitivi e uso delle tecnologie &egrave; vecchio come i mondo. Gi&agrave; Platone nel Fedro si lament&ograve; dell'invenzione della scrittura che avrebbe tolto agli uomini le conoscenze abitualmente custodite nella mente. Poi, all'avvento della stampa (Gutenberg), altri (per esempio G. Squarciafico) espressero timori che la disponibilit&agrave; di libri avrebbe favorito la pigrizia intellettuale, rendendo gli uomini meno studiosi. In seguito, altri ancora sostennero che la diffusione massificata di giornali e libri avrebbe scalzato l'autorit&agrave; religiosa e alimentato la sedizione e il libertinaggio. Recentemente alcuni autori (vedi R. Simone) parlano di variet&agrave; di forme di sapere secolari che stiamo perdendo per colpa delle tecnologie e in particolare di internet. <br />In effetti, tutte queste previsioni si sono avverate. Ma quello che esse non hanno previsto, sono i benefici che queste tecnologie hanno avuto e stanno avendo. In altre parole e in sintesi, il mezzo che fornisce il contenuto influenza il pensiero di chi lo usa (vedi M. McLuhan). &Egrave; infatti qui il nocciolo della questione. Il mezzo nuovo (in questo caso internet) ci rende &ldquo;stupidi&rdquo; per rapporto al tradizionale sistema, ma aiuta l'intelligenza, in prospettiva, facendo emergere nuove forme di pensiero, di azione e di collaborazione. Sono, de facto, le conseguenze dell&rsquo;emergere di un (nuovo) artefatto cognitivo, </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="files/d2d791fe2566714d0d42466711462a5d-0.html" rel="self" title="Blog ICT e formazione:ICT come artefatto cognitivo">come gi&agrave; accennato</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">. Ma, quali forme di pensiero vengono modificate e che tipo di forme collaborative rinvigorite dall&rsquo;uso di internet? &Agrave; suivre...<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Scarichi da internet? Ocio...</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Individuale</category><dc:date>2008-06-27T20:06:00+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/09629d0447987940aa972604579a0d5d-6.html#unique-entry-id-6</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/09629d0447987940aa972604579a0d5d-6.html#unique-entry-id-6</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">L'</span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://www.ifpi.org/" rel="external">IFPI</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; "> negli ultimi anni - facendo ricorso a ditte specifiche che "annusano" la rete alla ricerca di internauti che mettono a disposizione dei files protetti da copyright (musica, filmati, programmi) - ha identificato gli indirizzi IP di molte persone. Nei loro confronti ha aperto delle procedure penali. Queste procedure sono dipendenti dalle legislazioni nazionali ma portano comunque a azioni di tipo dimostrativo di stampo maoista ("Colpiscine uno per educarne cento").<br />Il funzionario svizzero preposto alla protezione dei dati non apprezza che ditte private agiscano in questo modo. Collezionare indirizzi IP di internauti svizzeri non &egrave; autorizzato, poich&eacute; la legislazione vigente li considera alla stregua di dati personali. Sembra che questo modo di procedere non abbia finora portato, in Svizzera perlomeno, a denunce basate su questo sistema di identificazione. In Germania, Gran-Bretagna e Polonia, il sistema "annusamento/denuncia" ha tuttavia funzionato da deterrente.<br />Quello che si pu&ograve; dire &egrave; che nella Confederazione elvetica condividere (scaricare e rendere disponibili) dati protetti da copyright non comporta sanzioni legali. Ci&ograve; nonostante, si percepisce che l'attuale sistema di produzione/promozione/distribuzione &egrave; superato dall'avvento di internet e soprattutto dalla condivisione dei dati possibile grazie al &ldquo;peer-to-peer&rdquo; e al web2.0. Per esempio, nel campo della musica aspettiamo tutti un nuovo sistema coerente con queste tecnologie, adatto a chi produce e a chi consuma e che riduca nel contempo lo strapotere delle case di produzione (vedi IFPI). Speriamo e lasciamoci sorprendere...<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>Web2.0 antiecologico?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>web2.0</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-06-20T20:04:01+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/da12eb5ec21a8adc4f1033a0af9922bb-5.html#unique-entry-id-5</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/da12eb5ec21a8adc4f1033a0af9922bb-5.html#unique-entry-id-5</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">Anche il Ticino vorrebbe gestire un "</span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Computer_cluster" rel="external">Computer cluster</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">" o "Grid computer", insieme di computer  che permette elaborazioni molto complesse, lavorando in parallelo. Questo sistema, fisicamente previsto nel Luganese, consumer&agrave; molta energia e scalder&agrave; enormemente, tanto che &egrave; previsto - nel caso fosse costruito. - una sinergia con il quartiere in cui sar&agrave; situato affinch&eacute; ci sia un parziale recupero calorico. Quello che preme notare &egrave; che questi tipi di sistemi informatici consumano molta energia e ne dissipano altrettanta. Essi  si stanno sempre pi&ugrave; diffondendo a livello mondiale. I servizi che grazie a questi sistemi si sviluppano, aumentano le possbilit&agrave; di calcolo informatizzato e permettono anche l&rsquo;espansione dei servizi di internet (tra cui il </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="biblio/bibliosito.html" rel="self" title="blog:Il web2.0: moda o tendenza?">web2.0</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">) che quindi necessitano di sempre pi&ugrave; energia. Si pu&ograve; affermare che una ricerca in Google consuma come una lampadina economica accesa per un'ora e un avatar in "Second Life" consuma pi&ugrave; energia di quanta ne usi un brasiliano medio (fonte: CS nel suo rapporto 2007 sulle PME svizzere). Gli economisti del CS constatano che &ldquo;You Tube&rdquo; genera da solo pi&ugrave; traffico di dati di quanto non faceva globalmente internet 2 anni fa. Tra il 2000 e il 2005, il consumo di corrente da parte di internet &egrave; raddoppiato a livello mondiale. Questa &egrave; una tendenza. L'aumento arrischia di essere esponenziale se non interverranno economie.  Quindi, il virtuale e il condiviso - e perci&ograve; il web2.0 - ha un prezzo anche se la gratuit&agrave; &egrave; percepita come parte del sistema: un prezzo ecologico.<br /><br /> </span><a href="http://www.flickr.com/photos/mbeo52/2465393862/" rel="external"><img class="imageStyle" alt="centrale_nucleare" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry5_1.jpg" width="494" height="205"/></a>]]></content:encoded></item><item><title>Videogiochi violenti</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Educazione</category><category>Formazione</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-06-15T20:01:17+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/8b3a1b3b3180fe7d41efc77edafa6dd9-4.html#unique-entry-id-4</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/8b3a1b3b3180fe7d41efc77edafa6dd9-4.html#unique-entry-id-4</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">Legittimamente, cresce di settimana in settimana la discussione sui videogiochi (VG) a sfondo violento. In Svizzera e in Ticino il dibattito verte attorno all'opportunit&agrave; di proibirne la vendita ai minorenni e di assimilarne la visione/impiego a quella dei film (minori di ...), almeno per gli ambienti pubblici, tipo sale-giochi. Il perno delle discussioni ruota attorno all'assimilazione degli atteggiamenti violenti proposti dai VG: pi&ugrave; il VG &egrave; violento, maggiore sar&agrave; la possibilit&agrave; che il giocatore (soprattutto se adolescente) interiorizzi questo atteggiamento, generalizzandolo anche in ambito non virtuale. Probabilmente &egrave; vero. La qualit&agrave; attuale dei VG che riportano una realt&agrave; simulata in alta definizione e gli scopi sempre pi&ugrave; criminali da perseguire per vincere, possono essere fonte di preoccupazione per quanto concerne questa assimilazione violenza-virtuale vs violenza-reale. Aggiungerei che l'alta esposizione (dipendenza) aiuta. Per ora ci si limita prevalentemente allo scambio di pareri. Pi&ugrave; volte si sentono psicologi sparare a zero sulla violenza nei VG:  probabilmente non sanno di ci&ograve; che parlano. Pi&ugrave; volte si sentono redattori difendere a spada tratta i VG:  probabilmente non sanno di ci&ograve; che parlano. I primi parlano senza conoscere il prodotto, i secondi senza considerare le implicazioni psicologiche sugli utenti. Alcuni specialisti hanno uno sguardo distaccato, filosofico, attendista. Come Pacetti (2007),  che afferma che"</span><span style="font:13px Verdana-Italic; "><em>... questo &egrave; un mondo violento, governato da persone violente, e, checch&eacute; se ne dica retto dalla legge del pi&ugrave; forte</em></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">" forse per giustificare l'attuale "laisser-faire"..<br />A livello europeo l'intenzione &egrave; cmq di arrivare entro 2 anni all'adozione di un codice di condotta destinato a completare l'attuale sistema basato sulla categoria d'et&agrave; (PEGI), messo a punto dall'industria. Una valutazione quindi non pi&ugrave; da parte di chi produce ma dalla parte del consumatore. Vedremo. <br /></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">Non arrendiamoci. Chi come noi pu&ograve; discutere sul tema e pu&ograve; anche legiferare perch&eacute; il sistema democratico glielo permette, agisca. E' infatti questo che ci aspettiamo dalle nostre autorit&agrave;, visto che il tema &egrave; anche sul tavolo del CdS ticinese. Si proponga una linea di condotta alla quale attenerci. Poi, come educatori, genitori e giocatori potremo anche discettare, ma avremo almeno un punto di partenza da cui iniziare. Senza dimenticare - per fortuna - che i VG non appartengono tutti alla categoria dei giochi violenti. Ma, questo &egrave; un altro discorso.</span><span style="font:12px Verdana, serif; "><br /><br /></span><img class="imageStyle" alt="72" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry4_1.jpg" width="243" height="221"/> mix&remix]]></content:encoded></item><item><title>Contro Facebook</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>web2.0</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-06-12T19:59:09+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/9018f524e772045c196552ae995283cc-3.html#unique-entry-id-3</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/9018f524e772045c196552ae995283cc-3.html#unique-entry-id-3</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px Verdana, serif; ">Web2.0 &egrave; comunit&agrave; sociale; &egrave; condivisione</span><span style="font:13px Verdana, serif; "> di dati, di idee e di gusti. Oggigiorno sembra risulti pi&ugrave; facile cercarsi in modo virtuale in siti di "social network" che in un bar, in una piazza o per il tramite di un'associazione. Forse perch&eacute; abbiamo meno tempo a disposizione e lo spostarci diventa complicato. O, forse, perch&eacute; la tecnologia del web2.0 ci mette a disposizione un'identit&agrave; virtuale, mascherata e meno onerosa da gestire, almeno sul piano personale. Facebook, uno dei social network pi&ugrave; gettonati nel campo del web2.0, ha come slogan "Un servizio sociale per rimanere in contatto con le persone attorno a te". L'impressione &egrave; che grazie a siti come  Facebook si rimane davanti a un computer e ci si isola. Ma, non &egrave; questa l'impressione delle migliaia di utenti di questo social network che cresce esponenzialmente: certifica oltre 60 milioni di utenti. 60 milioni di coglioni - afferma T. Hodgkinson del "The Guardian" - che hanno fornito i loro dati anagrafici e preferenze d'acquisto a un'azienda di cui non sanno nulla. Ed &egrave; qui il problema. Dietro questa societ&agrave;, esiste un gruppo di persone, "neocon" che credono nei valori conservatori, nel libero mercato e in un governo con funzioni ridotte al minimo. Niente di strano, per carit&agrave;. Anche alle nostre latitudini esistono persone che professano queste linee politiche. Per fortuna non hanno investito nel web che in questo caso viene visto come un sistema a favore del libero commercio e per la libert&agrave; dei rapporti umani e degli affari. Libert&agrave; che infatti trasforma il concetto di "condivisione" in "fare pubblicit&agrave;". Per rendere attenti i potenziali utenti di Facebook si consiglia di leggere attentamente come la privacy viene trattata: "Faremo pubblicit&agrave;", "Non potete cancellare niente", "Chiunque pu&ograve; sbirciare le vostre confessioni", "La nostra pubblicit&agrave; sar&agrave; irresistibile" e "La CIA si far&agrave; gli affari vostri ogni volta che vorr&agrave;", sono tra le linee direttrici del sito. Uno spasso per chi non ha idee ma cerca di condividerle.</span><span style="font:16px Verdana, serif; "><br /></span><span style="font-size:15px; "><br /></span><img class="imageStyle" alt="Immagine 1" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry3_1.png" width="640" height="138"/>]]></content:encoded></item><item><title>Il web2.0: moda o tendenza?</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Individuale</category><category>web2.0</category><dc:date>2008-06-10T19:55:49+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/961e3d461905aa16abd45e63316a66e5-2.html#unique-entry-id-2</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/961e3d461905aa16abd45e63316a66e5-2.html#unique-entry-id-2</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px Verdana, serif; ">I</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">l </span><span style="font:13px Verdana, serif; "><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Web_2" rel="external">web 2.0</a></span><span style="font:13px Verdana, serif; "> &egrave; arrivato. Lo si nomina sempre pi&ugrave;. Lo si considera come un nuovo modo di concepire i servizi di internet, in particolare il web. Cos`&egrave; il web2.0? In poche righe una risposta &egrave; solo abbozzabile. Vediamo di dare alcuni elementi per poi, successivamente, approfondire l'argomento. Innanzitutto, l'internet e il web non sono da confondere. Il primo &egrave; la rete sulla quale "girano" molti servizi (tra cui la posta elettronica); il secondo &egrave; un'applicazione che permette di consultare informazioni navigando (browser) da un sito all'altro. Ed &egrave; qui che avviene il cambiamento dal web al web2.0. Gli utenti infatti passano dallo statuto di viaggiatori a quello di attori, grazie al miglioramento della tecnologia, sempre pi&ugrave; trasparente ed ergonomica. Alcuni autori (F. Pisan, D. Piotet, 2008) parlano di "webacteurs". Questi utenti propongono contenuti, li commentano, interagiscono, creano comunit&agrave;: rendono cio&egrave; i servizi e le informazioni pi&ugrave; variegati e in forte e continau evluzione.. Questi "webacteurs" sono un sottoinsieme degli internauti che si implica maggiormente, che emerge e fa tendenza. Gli internauti consultano Wikipedia, loro scrivono e commentano le voci. La maggioranza degli utenti sfoglia foto e filmati in Flickr e Youtube, loro ne alimentano i contenuti. Creano comunit&agrave; sociali in Myspace, Beebo ed altri ancora.<br />Diversi di questi Webacteurs dice la sua nei blog, come chi scrive. Ma, qual &egrave; la qualit&agrave; di questi contenuti? Non si abbassa, privilegiata dalla voglia di mostrarsi? Quali sono i plus-valori di queste espressioni individuali, micro e frammentate? <br /></span><span style="font-size:15px; "><br /></span><img class="imageStyle" alt="Web_2.0_Map" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry2_1.png" width="180" height="135"/>]]></content:encoded></item><item><title>L&#x2019;integrazione delle MICT a scuola </title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Formazione</category><category>Istituzionale</category><dc:date>2008-06-09T19:53:16+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/cd1ff61e9900644d2d981de1117242c4-1.html#unique-entry-id-1</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/cd1ff61e9900644d2d981de1117242c4-1.html#unique-entry-id-1</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">Nell&rsquo;ambito delle pubblicazioni inerenti a ricerche nel campo dell&rsquo;integrazione delle MICT (Cleary, Akkari e Corti, 2008), si pu&ograve; evidenziare come agli enormi investimenti effettuati nel campo scolastico, corrisponda un limitato impiego delle tecnologie direttamente in classe, con gli allievi. Questo sia per quanto attiene al tasso di utilizzo dei computer delle scuole, sia per il modo in cui esse sono proposte a livello di classe. Alcuni ricercatori (Cuban, Kirkpatrick e Beck, 2001) fanno notare che l&rsquo;insegnamento resta soprattutto centrato sull&rsquo;insegnante. I docenti usano le MICT per fare ci&ograve; facevano ancora prima dell&rsquo;avvento dell&rsquo;informatica: un insegnamento soprattutto centrato sulla figura e sull&rsquo;agire del docente (Hennessy, Rutven e Brindley, 2005). In sintesi, la difficolt&agrave; dell&rsquo;integrazione &egrave; principalmente dovuta alla mancanza di possibilit&agrave; (o motivazioni) da parte degli insegnanti nel modificare la loro didattica. L&rsquo;aggravante risiede nel fatto che la maggioranza dei docenti &ndash; soprattutto quelli che hanno meno di 20 anni di servizio &ndash; impiega regolarmente i computer per la preparazione delle proprie lezioni e per la gestione amministrativa del proprio insegnamento.<br />Quali soluzioni adottare per superare l&rsquo;&rdquo;impasse&rdquo;? Fitzallen (2005) ci ricorda che l&rsquo;insegnamento &egrave; una professione che necessita di qualifiche di alto livello alle quali si devono aggiungere le MICT. A chi spetta la (ri)qualificazione dei docenti? Alle Alte scuole pedagogiche ma, soprattutto alla politica scolastica che deve chiedere a queste scuole terziarie di organizzare (ri)qualifiche, convinta che esse siano importanti. Un salto di paradigma da parte di chi, &ldquo;decideur&rdquo; con oltre  20 anni di esperienza, non vede le MICT con uno sguardo innovativo.</span><span style="font:14px Verdana, serif; "><br /></span><span style="font:14px Times, Georgia, Courier, serif; "><br /></span><img class="imageStyle" alt="usa-osa-ridotto72" src="http://www.mbeo.ch/blog/files/page0_blog_entry1_1.jpg" width="252" height="131"/>]]></content:encoded></item><item><title>ICT come artefatto cognitivo</title><dc:creator>marco.beltrametti@mbeo.ch</dc:creator><category>Educazione</category><category>Individuale</category><dc:date>2008-06-01T19:50:02+02:00</dc:date><link>http://www.mbeo.ch/blog/files/d2d791fe2566714d0d42466711462a5d-0.html#unique-entry-id-0</link><guid isPermaLink="true">http://www.mbeo.ch/blog/files/d2d791fe2566714d0d42466711462a5d-0.html#unique-entry-id-0</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Verdana, serif; ">Prima di addentrarmi in temi all&rsquo;intersezione tra tecnologia, apprendimento e formazione con particolare riferimento alla Scuola, ritengo doveroso definire alcuni termini per cercare una condivisione sui temi in gioco.<br />Innanzitutto l&rsquo;acronimo </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">MICT</span><span style="font:13px Verdana, serif; "> st&agrave; a indicare  &ldquo;Media, Informatica, Comunicazione e Tecnologia&rdquo;, insiemi di dati multimediali in formato numerico, gestiti da apparecchi informatici. Si noti l&rsquo;uso della M(edia) che da alcuni anni si &egrave; fuso con l&rsquo;acronimo ICT (o TIC) dando importanza alla multimedialit&agrave; numerica.<br />Poi, reputo utile indicare come queste tecnologie siano importanti dal punto di vista cognitivo. Solitamente esse rappresentano un &ldquo;qualche cosa&rdquo;  rispetto alla realt&agrave;. Le MICT sono un artefatto che descrive o rappresenta uno o pi&ugrave; aspetti reali: sono </span><span style="font:13px Verdana, serif; font-weight:bold; font-weight:bold; ">un artefatto cognitivo</span><span style="font:13px Verdana, serif; ">. D. A. Norman ben descrive cos`&egrave; un artefatto cognitivo nel suo libro &ldquo;</span><span style="font:13px Verdana-Italic; "><em>Things that make us smart</em></span><span style="font:13px Verdana, serif; ">&rdquo; (1993). In sintesi, un insieme di ordini, codici e procedure che permettono la descrizione di una realt&agrave; senza che questa sia presente. Per meglio orientare il lettore porto come esempi di artefatti cognitivi, la matematica e  la scrittura che rappresentano realt&agrave; esistenti ma descritte con codici e simboli che richiamano quanto si vuole indicare. <br />Qualcuno disse che quando nella storia appare un nuovo artefatto cognitivo, si possono generare alterazioni negli equilibri sensoriali e nelle forme di pensiero. Non so se questo &egrave; vero. Con l&rsquo;avvento della scrittura a caratteri mobili (Gutenberg) questo si &egrave; avverato. Appare comunque evidente come queste tecnologie abbiano modificato in pochi anni diversi campi e si siano integrate anche in ambito sociale, modificando abitudini e altro ancora. Non si sono per&ograve; integrate nella Scuola che - come ebbe a dire S. Papert &ndash; offre imperterrita un modello di insegnamento che resiste, con pochi cambiamenti, da secoli.</span>]]></content:encoded></item></channel>
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